L’inaugurazione della nuova Casa Ronald McDonald presso l’Ospedale Niguarda di Milano non rappresenta soltanto un ampliamento strutturale e un aumento dei posti letto per bambini e famiglie in percorso di cura. È la concretizzazione visibile di un modello preciso: la sussidiarietà orizzontale sancita dall’articolo 118 della nostra Costituzione.
La struttura di Niguarda si attesta come un esempio compiuto di questo principio fondamentale, diventando il luogo fisico in cui l’eccellenza clinica ospedaliera incontra la rete del welfare territoriale e del privato sociale. In questo percorso, il ruolo della Pubblica Amministrazione non deve essere di semplice gestione, ma di vero e proprio abilitatore: il compito delle istituzioni è guidare il passaggio strategico dall’assistenza all’alleanza.
Per comprendere la portata di questo cambio di paradigma, ho voluto declinarlo attraverso due passaggi fondamentali.
1. Dalla filiera della prestazione alla capacità di contribuzione
Per decenni il rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini si è basato su una logica lineare: ascolto, bisogno, risposta. In questo schema, l’attore pubblico individuava il problema ed erogava una prestazione calata dall’alto. È una modalità che oggi non basta più.
Costruire una governance moderna non significa semplicemente snellire le procedure burocratiche, ma saper riconoscere la capacità di contribuzione che la società civile esprime di fronte alle sfide più complesse.
Nel contesto pediatrico e sanitario, la cura non è mai una mera prestazione medica erogata al singolo paziente. Il paradigma della Family Centered Care evidenzia come la famiglia non sia un soggetto passivo del percorso clinico, ma un soggetto attivo della cura stessa. La vicinanza dei genitori, la quotidianità protetta di una casa e la continuità dei legami affettivi sono componenti essenziali del processo di guarigione. La Pubblica amministrazione e il sistema sanitario devono imparare a riconoscere questo fattore comunitario e relazionale come un valore in sé, e non come un semplice strumento per alleviare i costi del sistema.
2. Riparare la trama delle relazioni contro la solitudine
Negli ultimi decenni, una pervasiva cultura individualista ha progressivamente smontato i corpi intermedi, illudendoci che l’individuo potesse bastare a se stesso. Ma la persona non è un atomo isolabile; non lo è la persona e non lo è la famiglia, che è relazione fin nelle sue fondamenta e nel suo stesso atto costitutivo.
Quando un nucleo familiare affronta la prova drammatica della malattia grave di un figlio, sperimenta in modo traumatico questa fragilità. L’isolamento e la solitudine dei caregiver sono ormai una questione sociale segnalata da più parti, che impone un’integrazione profonda tra servizi sanitari e servizi sociali.
Le istituzioni da sole, tuttavia, non possono bastare. È qui che entra in gioco il Terzo Settore con un mandato politico e umano: non limitarsi a erogare un servizio o un posto letto, ma organizzare la comunità attorno a una relazione di accoglienza. Il Terzo Settore non fa il bene “al posto” della famiglia, ma mette le persone nella condizione di sostenersi a vicenda.
La proposta: tre pilastri per una nuova governance
La solitudine di chi affronta un percorso di cura non è un semplice problema assistenziale, ma una sfida antropologica e civile. Per questo è necessario strutturare un dialogo costante tra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore basato sulla co-progettazione.
Per passare dalle intenzioni ai fatti, la governance del welfare pubblico deve fondarsi su tre pilastri:
1. Co-progettazione come standard operativo: superare la logica frammentata dei bandi e dell’appalto di servizi per costruire partnership strategiche di lungo periodo, sul modello dell’alleanza tra Ospedale Niguarda, Fondazione e territorio.
2. Processi decisionali rapidi fondati sulla fiducia: la rapidità e l’efficienza non si ottengono accentrando le decisioni, ma applicando la vera sussidiarietà orizzontale. Quando la PA riconosce le competenze e la tempestività d’azione del Terzo Settore, la burocrazia lascia il posto alla responsabilità condivisa.
3. Misurazione dell’impatto relazionale: valutare l’efficacia delle politiche pubbliche e dei servizi sanitari non solo in termini di contenimento della spesa o di volumi quantitativi, ma per la loro capacità di generare benessere relazionale e comunitario.
Augurare buon lavoro alla nuova Casa Ronald McDonald Milano Niguarda significa celebrare un progetto di straordinario valore umano. Ma per le istituzioni significa soprattutto assumere un impegno: fare in modo che questo modello di integrazione tra cura clinica, welfare e sussidiarietà non rimanga un’eccezione straordinaria, ma diventi la regola del nostro sistema pubblico.
Perché la risposta più efficace al dolore e all’isolamento non è l’ennesima prestazione anonima, ma la ricostruzione di una comunità.







