Ci sono incontri che ti cambiano la mappa interiore. Tra questi quello recente con Luisa Bove, amica di una vita, di quelle con cui hai condiviso responsabilità, sogni, progetti e pezzi di strada. E l’ho ritrovata lì, in prima linea, con la luce negli occhi e la determinazione di chi non ha mai smesso di credere nella giustizia, quella vera, umana. Da vent’anni è la Presidente (oltre che fondatrice) de Il Girasole ODV e mi ha raccontato la sua storia: vent’anni di impegno silenzioso, tenace e profondamente concreto a supporto dei detenuti, degli ex detenuti e delle loro famiglie a Milano.
Non un progetto da scrivania, ma un abbraccio nato dal territorio
Ascoltando Luisa, ho capito una cosa fondamentale: pur avendo sede nel Municipio 1 di Milano, Il Girasole non è nato nei salotti buoni o da un progetto studiato a tavolino. È nato dal basso, dall’ascolto autentico delle esigenze del territorio, dal contatto vivo con quel mondo carcerario che spesso spaventa, o peggio, viene ignorato. E che però è “vicino di casa” – tanto scomodo quanto ingombrante – della parrocchia di San Vittore, dove il progetto trova casa. L’associazione oggi è un punto di riferimento che opera instancabilmente sia dentro che fuori dagli istituti di pena, con un focus speciale sulle carceri di San Vittore, Opera e Bollate.
Oggi la povertà ha i contorni della trasversalità: metà italiani, metà stranieri, ma tutti uniti da una comune, dolorosa appartenenza al mondo del carcere. Un’umanità dolente che chiede solo di non essere dimenticata e di avere la possibilità di un riscatto. Intorno a questa missione si muovono 62 soci e una quarantina di volontari attivi: donne e uomini che scelgono ogni giorno generosamente di fare la differenza.
Un sostegno che abbraccia la vita a 360 gradi
Come si sta accanto a chi ha sbagliato ma vuole ricostruirsi? Il Girasole lo fa in mille modi concreti ogni giorno :
– Distribuzione di viveri e beni di prima necessità: grazie a una convenzione col Banco Alimentare, una volta alla settimana l’associazione riesce a provvedere alle persone detenute o alle loro famiglie. Parliamo di oltre 1000 pacchi all’anno, capaci di sostenere ben 25 nuclei familiari a settimana. Perché la dignità passa anche (e soprattutto) dalla spesa che riesci a portare in tavola.
– Housing sociale e accoglienza: l’associazione mette a disposizione spazi protetti dove trovare rifugio per i permessi premio (di uno o più giorni) o per accogliere i familiari in visita, favorendo quel delicato reinserimento sociale che spesso deve fare i conti con la burocrazia e la mancanza di alloggi. L’associazione ospita (per almeno sei mesi) persone ammesse alle misure alternative accompagnandole in un percorso di reinserimento sociale con professionisti e volontari.
– La presenza quotidiana e l’ascolto: i volontari sono presenti ogni giorno a San Vittore nella sala d’attesa colloqui per offrire sostegno, aiuto pratico ai familiari, sorattutto stranieri. Lo sportello psicologico invece è aperto due volte alla settimana da una professionista che incontra le persone detenute.
– Il vero fiore all’occhiello: la mediazione familiare allargata. Un percorso profondo, basato sul metodo della mediazione familiare sistemica, che coinvolge l’intero nucleo familiare (attivo a San Vittore, Bollate, Opera e Lecco). Perché quando si rompe un legame, a crollare è l’intero mondo intorno.
A tutto questo si aggiungono attività nelle università e nelle scuole superiori, su richiesta anche come PCTO.
E poi ci sono i servizi curati dai volontari, veri e propri mattoni di umanità che rappresentano un ponte fra “il dentro e il fuori” e costruiscono un nuovo futuro: quattro corsi di alfabetizzazione, momenti di intrattenimento preziosi nel reparto clinico del carcere, le lezioni di Pilates a Bollate femminile e il guardaroba esterno a San Vittore (che avrebbe bisogno di un nuovo spazio).
Guardare al domani: nuove sfide e grandi sogni
Il Girasole non si ferma mai, anzi sta partecipando insieme a tanti altri partner alla co-progettazione con il Comune di Milano che ha messo a disposizione degli enti del Terzo Settore oltre 300 appartamenti destinati all’housing sociale.
Ma come si sostiene tutto questo?
La risposta di Luisa è sincera, venata di quel realismo che non scoraggia, ma chiama all’appello la cittadinanza: i finanziamenti arrivano principalmente da bandi (spesso legati al Fondo Sociale Europeo gestito da Regione Lombardia, della durata di 2 o 3 anni) uniti a un cofinanziamento, a contributi di enti pubblici e privati, e alla generosità di donazioni e lasciti. L’associazione non è una cooperativa sociale e non ha attività commerciali alle spalle che la sostengono. E purtroppo – mi confida Luisa con un filo di amarezza – la mission a sostegno di persone che hanno avuto problemi con la giustizia, anche se si sono riscattate, non è certo un appello “appetibile” o di moda. Il Girasole cerca, con il proprio lavoro sul territorio, di abbattere i muri del pregiudizio e della diffidenza.
Spezzare la catena della recidiva
Parlando con Luisa, il discorso scivola inevitabilmente sul tema cruciale della recidiva. Perché una persona torna a delinquere?
La risposta sta tutta nelle relazioni: se ti senti completamente abbandonato, se non hai più alcun contatto con l’esterno, il rischio di recidiva vola alle stelle. E lo stesso vale per il rischio suicidario, altissimo nei momenti dell’ingresso o del fine della pena, soprattutto se manca un progetto di vita.
Per combattere la recidiva servono tre pilastri: casa, lavoro, affetti.
Ecco perché, quando Il Girasole incontra un nuovo detenuto, il primo passo è un colloquio approfondito per comprendere il contesto e intervenire in modo mirato, sartoriale, umano.
Vent’anni di Girasole ci insegnano che nessuno è irrecuperabile e che la sicurezza di una città si misura anche da quanto sappiamo prenderci cura delle sue ferite più profonde. Oggi questo si chiama giustizia di comunità. Le donne e gli uomini di questa associazione, che ha sede a pochi passi da San Vittore, ci ricordano che la speranza non è un’utopia, ma un lavoro quotidiano, fatto di mani che stringono altre mani. E allora, buon compleanno, Girasole: grazie per ricordarci che la luce può filtrare ovunque, basta solo avere il coraggio di aprire le finestre del cuore.







