In occasione della presentazione del volume “Volti italiani. 15 storie che ci spiegano perché serve una legge sulla cittadinanza”, è emerso chiaramente quanto condividere le esperienze umane sia il modo migliore per sciogliere la diffidenza e trasformare la paura dell’altro in curiosità, empatia e ascolto.
Leggendo queste storie emergono parole chiare come casa, comunità, amici, relazioni. La verità è che coloro che chiamiamo “immigrati di seconda generazione” sono già parte dell’Italia da molto prima che un documento formale arrivi a certificarlo. L’Italia per loro non è un luogo di passaggio, ma la trama della propria vita, troppo spesso frenata da carte, burocrazia ed estenuanti trafile amministrative.
Di fronte al tema dell’immigrazione, troppo spesso la nostra società accetta implicitamente un’integrazione subalterna: gli immigrati vengono socialmente tollerati e considerati indispensabili finché svolgono i lavori più umili o si occupano della cura dei nostri anziani. Ma la stessa società erige muri e mostra ostilità quando queste stesse persone rivendicano pari diritti, mobilità sociale, rappresentanza o una cittadinanza sostanziale.
Eppure uno studio della Caritas mostra come gli studenti universitari o neolaureati che hanno almeno un genitore straniero partecipano alla vita politica, si impegnano nel volontariato o nelle associazioni.
Il futuro senza barriere invisibili
Essere italiani oggi significa trasformare le proprie radici in qualcosa di nuovo e originale, sapere chi si è e da dove si viene, ma avere soprattutto la possibilità di costruire il proprio futuro senza tetti di cristallo. Significa potersi riconoscere appieno nei valori fondamentali della nostra Costituzione.
Camminare come “equilibristi tra due mondi” non deve essere una condanna alla marginalità, ma un luogo radicale di possibilità e di ricchezza culturale.
È arrivato il momento di fare un passo avanti coraggioso: le nuove generazioni devono poter immaginare e costruire un domani privo di barriere invisibili. Riformare la legge sulla cittadinanza non è una concessione ideologica, ma un atto di giustizia, di visione e di futuro per l’Italia intera.
Perché la cittadinanza è il cuore della nostra democrazia?
A Milano sono orgogliosa di aver dato vita alla celebrazione della Festa della Cittadinanza Italiana, non soltanto come ricorrenza formale, ma come occasione concreta per riflettere sul futuro del nostro Paese partendo da una fotografia nitida del presente. Un’opportunità per dare voce a una realtà profonda, viva, che già esiste ma che troppo spesso la politica sceglie di ignorare: siamo e dobbiamo essere orgogliosi di una Milano multietnica e multireligiosa.
L’obiettivo di iniziative come questa è scardinare paure, pregiudizi e diffidenze ataviche. Non possiamo continuare a ricordarci degli “stranieri” soltanto quando c’è da festeggiare una medaglia d’oro in estate, per poi dimenticarcene un secondo dopo. La cittadinanza non è un “premio”, una concessione calata dall’alto da accordare con timorosa prudenza: è una dimensione fondamentale che definisce la qualità stessa della nostra democrazia.
Un’idea semplice ma potente muove la nostra azione: una società è più forte quando include, quando riconosce e quando allarga la partecipazione democratica, anziché restringere gli spazi dei diritti. Da qui nasce anche il mio personale impegno per dare dignità, cura e centralità al momento amministrativo del giuramento, restituendogli il valore civile ed emotivo che merita.







