Le donne italiane, con la partecipazione alla Resistenza armata e non armata, si conquistarono il diritto di voto. Per la prima volta, dopo il ventennio fascista, si recarono alle urne il 2 giugno 1946 per il referendum tra Monarchia e Repubblica e per eleggere l’Assemblea Costituente. Tra le 110 candidate le elette furono 21: 9 democristiane, 9 comuniste, 2 socialiste e una per l’Uomo Qualunque. Tra le democristiane, quasi tutte militanti nell’Azione cattolica, spicca il nome di Laura Bianchini, bresciana del gruppo della Comunità del Porcellino di Roma, influente cenacolo politico-intellettuale che, sotto la guida di Giuseppe Dossetti, elaborò gran parte della Costituzione italiana, gettando le basi per i principi fondamentali della Repubblica.
Laura Bianchini nasce il 23 agosto 1903 a Castenedolo, in provincia di Brescia. Dopo la scuola magistrale completa gli studi all’Università Cattolica di Milano laureandosi in Pedagogia nel 1928. A questo periodo risale la militanza nell’associazionismo cattolico: Gioventù femminile (Gf), Azione cattolica (Ac) e Fuci.
La formazione
Padre Paolo Carasena, vice assistente della Gf, accompagna la giovane da una posizione “afascista” a un radicale antifascismo. A Brescia diventa assidua collaboratrice della rivista La Scuola, coautrice di libri di lettura per la scuola elementare (Bontà) e di antologie per la scuola media (Il focolare). Nel convegno del Movimento laureati (4-6 gennaio 1942), interviene con la relazione L’educazione al senso sociale dove l’argomentazione si poneva su un crinale antitotalitario, quindi implicitamente antifascista. Nel luglio 1943 fa parte del gruppo che a Camaldoli riflette sull’impegno sociale che i cattolici avrebbero dovuto assumere dopo la caduta del fascismo (il noto Codice di Camaldoli).
La Resistenza
Nell’estate 1943 Laura Bianchini partecipa alla Resistenza bresciana. Nella sua casa ospita le prime riunioni del CLN di Brescia e la tipografia del giornale clandestino Brescia libera. Una adesione più consapevole scatta con l’adesione alle Fiamme verdi, formazioni partigiani apartitiche di ispirazione cristiana. Ricercata dalla Questura, trova rifugio a Milano nell’Istituto Palazzolo per anziani. Dal comando delle Fiamme Verdi riceve l’incarico di coordinare la stampa clandestina di il Ribelle e l’assistenza dei perseguitati politici ed ebrei in fuga per la Svizzera. Nella clandestinità milanese maturano i primi incarichi nella nascente Democrazia cristiana (DC). Nell’aprile 1944 entra nel Comitato di liberazione nazionale alta Italia (Clnai) con il mandato di organizzare gruppi femminili nella DC. In clandestinità concilia le molte attività di soccorso con l’elaborazione di undici articoli pubblicati sul giornale clandestino delle Fiamme Verdi il Ribelle (tiratura 15.000 copie). Tra giugno ’44 e febbraio ’45, con diversi pseudonimi (Don Chisciotte, Penelope, Battista), Laura Bianchini firma undici articoli dai quali emerge una straordinaria e intensa ricchezza di motivi spirituali, unita a una profonda e convinta laicità. Ripercorrendo questi articoli si possono individuare gli elementi portanti di una tensione educativa volta alla edificazione di una pace profonda, duratura e un impegno condiviso con altri democratici cattolici che, su diversi fronti, avrebbero contribuito alla ricostruzione morale dell’intero paese sopra le ceneri del fascismo. L’articolo Verso nuovi fascismi? (l’11 novembre 1944) si conclude con un interrogativo profetico per l’oggi. “Chi può negare che non sia sospesa nel mondo una tentazione di fascismo? […] vi è nel mondo una minaccia e una tentazione fascista a cui sarà impossibile sfuggire se gli uomini non ne prenderanno a tempo coscienza”.
Dopo la guerra
Il battesimo con la politica avviene nel settembre 1945. La DC propone Laura Bianchini come consultrice nei lavori della Consulta nazionale dove partecipa come segretaria nella Commissione istruzioni e belle arti. Laura Bianchini svolse un ruolo significativo nel Movimento femminile della DC. Al primo congresso romano, febbraio 1946, tiene una relazione sulla libertà di stampa. Nell’aprile 1946 eletta nella Direzione della DC. Viene candidata all’Assemblea Costituente in quanto riconosciuta esponente dell’Azione cattolica.
Alla Costituente Laura Bianchini aderisce alla corrente cristiano sociale di Giuseppe Dossetti, che cercava di impegnare la DC nella costruzione di una democrazia sostanziale radicata nell’antifascismo e nell’impegno sociale. Il 18 aprile 1948 candidata nel collegio elettorale di Brescia-Bergamo, viene eletta nel Parlamento italiano con 45.628 voti, pari al 39, 76% del totale delle preferenze DC. Membro della Commissione istruzione della Camera e della Commissione nazionale d’inchiesta per la riforma della scuola. Al Parlamento non viene più candidata. Laura Bianchini lascia definitivamente Brescia. Per vent’anni si dedica all’insegnamento presso il liceo Virgilio di Roma dove, a ottant’anni, muore il 27 settembre 1983.
Silvio Mengotto








