A ottant’anni dal voto che sancì la nascita della Repubblica, la storia delle Madri Costituenti continua a offrire spunti preziosi per comprendere il significato più autentico dell’impegno politico. È questo il messaggio emerso dall’incontro “Donne e Costituente”, ospitato a Palazzo Marino e promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, con la partecipazione del Rettore, prof.ssa Elena Beccalli, dell’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, e del sindaco Giuseppe Sala.
Il 2 giugno 1946 rappresentò una svolta non soltanto per la scelta tra Monarchia e Repubblica, ma anche per l’ingresso delle donne nella vita politica nazionale. Furono 21 le elette all’Assemblea Costituente su 556 componenti: una presenza numericamente limitata, ma destinata a lasciare un’impronta profonda nella definizione dei principi fondamentali della nuova democrazia italiana.
Tra queste vi erano tre laureate dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: Nilde Iotti (laureata in lettere nel 1942, fu la prima Presidente donna della Camera dei Deputati, portando all’Assemblea i temi cruciali della famiglia e del lavoro), Filomena Delli Castelli (laureata in lettere nel 1940, si impegnò attivamente per l’affermazione dei diritti femminili e la parità di opportunità) e Laura Bianchini (laureata in pedagogia e filosofia, partigiana e insegnante, concentrò i suoi sforzi sull’istruzione e sulla scuola come strumento di cittadinanza). Donne diverse per età, formazione ed esperienza politica, accomunate però da una visione della partecipazione pubblica fondata sul servizio, sulla responsabilità e sulla costruzione del bene comune.
Nel corso dell’incontro è emerso come quella che le stesse protagoniste definirono una «piccola pattuglia» abbia saputo incidere ben oltre il proprio peso numerico. A caratterizzarne l’azione furono alcuni tratti distintivi: il forte legame con i territori, l’attenzione ai processi educativi, la cultura del dialogo e una notevole capacità negoziale. Qualità decisive in una fase storica nella quale occorreva ricostruire il Paese e trovare punti di equilibrio tra culture politiche differenti per dare vita a una Costituzione condivisa.
La riflessione proposta dal Rettore Elena Beccalli ha evidenziato come proprio questi elementi abbiano contribuito alla costruzione di un percorso di progressiva affermazione delle pari opportunità, un cammino tutt’altro che concluso. Dalla parità salariale alla presenza femminile nei ruoli di vertice, molte delle questioni affrontate dalle Costituenti continuano infatti a interrogare la società italiana.
Particolarmente significativa è stata anche la ricostruzione del contributo dell’Università Cattolica alla formazione di quella classe dirigente femminile. Attraverso gli interventi degli studiosi coinvolti è emersa l’importanza di un ambiente culturale capace di coniugare preparazione, sensibilità sociale e partecipazione civica. In questo contesto, un ruolo centrale fu svolto da Armida Barelli, figura decisiva nella mobilitazione dell’associazionismo femminile e nella formazione delle coscienze. Il suo lavoro contribuì a diffondere una concezione dell’impegno pubblico non centrata esclusivamente sui diritti individuali, ma orientata alla responsabilità sociale e alla politica come dovere verso la comunità.
Un aspetto richiamato anche dall’arcivescovo Mario Delpini, che ha invitato a considerare il passato non come una stagione chiusa, ma come una dimensione viva capace di dialogare con il presente. Le donne della Costituente, ha sottolineato, portarono nel dibattito pubblico una particolare attenzione alla famiglia, ai minori, alla giustizia sociale e all’equità, lasciando un’eredità che continua a interrogare le generazioni successive.
L’intervento del sindaco Giuseppe Sala ha infine ricordato come il contributo femminile sia stato determinante nella definizione di principi oggi considerati acquisiti: dall’uguaglianza sancita dall’articolo 3 alla parità tra i coniugi prevista dall’articolo 29, fino alla tutela del lavoro femminile e all’accesso alle cariche pubbliche. Conquiste che hanno aperto la strada a profonde trasformazioni legislative e culturali, ma che richiedono ancora oggi un costante lavoro di attuazione.
La storia delle Madri Costituenti non è soltanto una pagina da celebrare nelle ricorrenze istituzionali. È la dimostrazione concreta che le trasformazioni più profonde nascono quando formazione, senso del dovere e visione del futuro si traducono in responsabilità politica. Quelle ventuno donne entrarono nelle istituzioni in un Paese ferito dalla guerra e contribuirono a scrivere le regole della nuova democrazia repubblicana, portando nel confronto pubblico competenza, attenzione ai bisogni sociali e una straordinaria capacità di mediazione.
A ottant’anni dalla Costituente, la loro esperienza conserva una sorprendente attualità. In un tempo in cui il dibattito pubblico appare spesso dominato dalla contrapposizione permanente e dalla ricerca del consenso immediato, la loro testimonianza ricorda che le istituzioni si rafforzano quando prevalgono responsabilità, dialogo e visione del bene comune. La domanda che il loro esempio continua a porre alla politica di oggi è tanto semplice quanto impegnativa: siamo ancora capaci di costruire il futuro con la stessa determinazione, lo stesso spirito di servizio e la stessa fiducia nelle istituzioni democratiche? È questa l’eredità più esigente che le Madri Costituenti hanno consegnato alla Repubblica. Ed è forse anche quella di cui oggi avvertiamo maggiormente il bisogno.








