Un’aula consiliare trasformata in laboratorio di democrazia. È quanto accaduto a Palazzo Marino, dove una classe liceale dell’Istituto Galvani di Milano ha portato all’interno delle istituzioni cittadine un progetto didattico fondato sul “debate”, metodologia educativa che punta a sviluppare pensiero critico, capacità argomentativa e cittadinanza attiva.
L’iniziativa ha visto le studentesse confrontarsi su temi di forte rilevanza politica e internazionale, attraverso un dibattito strutturato secondo regole precise di ascolto, replica e confutazione delle argomentazioni. Il debate, infatti, non è soltanto un esercizio retorico: è uno strumento formativo che spinge gli studenti a documentarsi, verificare fonti, sostenere una tesi e, soprattutto, confrontarsi con opinioni opposte nel rispetto reciproco.
I due temi scelti per il confronto hanno toccato questioni centrali del dibattito pubblico contemporaneo:
– se l’Unione Europea debba favorire l’accesso ai fondi europei per quegli Stati membri che adottano politiche efficaci per ridurre il gender gap;
– se i Paesi membri dell’Unione Europea e aderenti alla NATO debbano concedere l’utilizzo delle basi presenti in Europa esclusivamente alle nazioni impegnate in guerre di difesa.
Argomenti complessi, che intrecciano politica internazionale, diritti civili e governance europea, affrontati dalla classe con metodo, preparazione e capacità di confronto.
Particolarmente significativa la scelta di svolgere il dibattito nell’Aula consiliare di Palazzo Marino, sede simbolica della vita democratica milanese. Ad assistere al confronto erano presenti la presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi e rappresentanti dell’Ufficio di Presidenza, a testimonianza dell’attenzione delle istituzioni verso percorsi educativi che promuovono partecipazione e consapevolezza civica.
Le due squadre si sono affrontate secondo una formula rigorosa: tre speaker per parte, interventi di sei minuti e un’arringa finale conclusiva di pochi minuti. Un format che ha richiesto alle protagoniste non soltanto preparazione teorica, ma anche capacità di sintesi, ascolto attivo ed efficacia nella replica.
L’esperienza si è trasformata così in un autentico momento di educazione civica, capace di restituire alla politica il suo significato più alto: quello del confronto democratico fondato sul dialogo e sul rispetto delle idee altrui. Portare giovani studenti e studentesse dentro un luogo simbolo delle istituzioni ha rappresentato anche un messaggio culturale preciso: la democrazia non è solo rappresentanza, ma pratica quotidiana di partecipazione, ascolto e responsabilità.
E forse proprio da queste giovani arriva una lezione importante anche per il mondo adulto e politico: imparare ad ascoltare posizioni diverse dalle proprie senza rinunciare al confronto, controbattere con rispetto e coltivare quella flessibilità mentale che costituisce il fondamento di ogni autentica cultura democratica.








