La famiglia italiana continua a essere il primo argine contro le fragilità sociali, economiche e psicologiche del nostro tempo. Ma quanto ancora potrà reggere senza un sostegno adeguato da parte delle istituzioni? È la domanda che ha attraversato la lezione aperta “Il fragile domani. La famiglia alla prova della contemporaneità”, ospitata presso Università Cattolica del Sacro Cuore e dedicata alla presentazione del nuovo rapporto del CISF – Centro Internazionale Studi Famiglia.
L’incontro ha restituito l’immagine di un Paese attraversato da un senso diffuso di precarietà. Tra solitudine, precarietà economica e nuove responsabilità di cura, le famiglie italiane affrontano una stagione di crescente fragilità: ansia, isolamento sociale, difficoltà economiche e fatica relazionale non rappresentano più fenomeni marginali, ma condizioni sempre più estese. Eppure, dentro questo scenario incerto, le famiglie continuano a svolgere una funzione decisiva di protezione e tenuta sociale.
Il Family Report 2025 concentra l’attenzione sul benessere psicologico e relazionale delle persone, mostrando come esso non dipenda soltanto dalle caratteristiche individuali, ma dal rapporto continuo tra individuo, famiglia e contesto sociale. In altre parole, il benessere non è mai un fatto esclusivamente privato: nasce dentro relazioni significative, reti di prossimità e comunità capaci di sostenere le persone nei momenti di difficoltà.
I dati emersi sono particolarmente significativi. Negli ultimi anni solo una minoranza degli intervistati dichiara di non aver vissuto eventi critici; cresce invece il numero di coloro che sperimentano stress, ansia e senso di impotenza. A risultare più esposti sono soprattutto i nuclei monogenitoriali, i giovani adulti che vivono ancora nella famiglia d’origine e le persone sole. Colpisce inoltre il livello di solitudine percepita: una persona su due afferma di sentirsi frequentemente sola, percentuale che supera il 60% tra i giovani adulti.
Un altro elemento centrale riguarda la cosiddetta “generazione sandwich”: donne e uomini che si trovano contemporaneamente a crescere figli e a prendersi cura di genitori anziani. Una doppia responsabilità che oggi attraversa una famiglia su cinque. Ed è interessante osservare come il carico di cura verso gli anziani venga percepito, in molti casi, persino più gravoso dell’impegno genitoriale. È il segno di un cambiamento profondo della struttura demografica italiana, che richiede politiche nuove e servizi più flessibili.
Da questo punto di vista, il rapporto lancia un messaggio molto chiaro: non servono risposte standardizzate, ma interventi costruiti attorno ai bisogni reali delle persone. Le vulnerabilità familiari non sono tutte uguali e non possono essere affrontate con strumenti indistinti. Conoscere per decidere dovrebbe essere il principio guida di ogni politica pubblica. Senza dati, senza ascolto e senza una lettura approfondita dei cambiamenti sociali, il rischio è quello di produrre misure inefficaci o incapaci di intercettare chi ha davvero bisogno.
Uno degli aspetti più interessanti dell’indagine riguarda il valore delle reti sociali. La ricerca distingue infatti tra i legami più stretti – quelli familiari e di prossimità – e la capacità di costruire relazioni più ampie con associazioni, comunità territoriali, amicizie, istituzioni e realtà civiche. È proprio questa apertura verso l’esterno a fare la differenza. Le persone che dispongono di reti sociali solide mostrano livelli di benessere nettamente superiori rispetto a chi vive condizioni di isolamento.
Il dato politico è evidente: il benessere delle famiglie non può essere delegato esclusivamente alla sfera privata. Occorre rafforzare i luoghi della socialità, sostenere le reti territoriali, investire nei servizi di prossimità e ricostruire comunità capaci di generare fiducia. Perché quando una società lascia sole le famiglie, finisce inevitabilmente per indebolire sé stessa.
Il rapporto del CISF ci consegna dunque una fotografia lucida ma non rassegnata. Le famiglie italiane sono stanche, spesso fragili, talvolta impaurite dal futuro. Ma continuano a custodire relazioni, solidarietà e capacità di cura che rappresentano una risorsa fondamentale per il Paese. La sfida della politica, oggi, è smettere di considerare la famiglia come un soggetto che può sopportare tutto in silenzio. E iniziare invece a costruire condizioni sociali, economiche e culturali che permettano a quelle relazioni di continuare a generare benessere, coesione e futuro.







