Abbiamo votato in Aula una proposta – sottoscritta da tutti i partiti di maggioranza e appoggiata anche da Forza Italia e Fratelli d’Italia – per organizzare a Milano una Conferenza internazionale per la Pace con la convinzione che la pace non è un ideale astratto, ma un impegno concreto che deve coinvolgere anche le istituzioni locali. In quanto rappresentanti eletti dai cittadini nelle istituzioni milanesi dobbiamo e vogliamo farci carico del senso di smarrimento, angoscia, frustrazione che colpisce tutti di fronte all’attuale e sanguinoso disordine mondiale.
Costruire ponti, in una fase storica segnata da un altissimo livello di conflittualità internazionale e in un tempo segnato da muri materiali e simbolici, rappresenta una responsabilità politica e morale che interpella tutte le istituzioni democratiche, a ogni livello.
E noi vogliamo farlo impegnando le comunità e le città a partire dalla nostra, perché le comunità vogliono la pace, Milano vuole la pace! E siamo convinti di avere, pur nel nostro piccolo, la responsabilità di decisioni coraggiose orientate al futuro e al bene dell’umanità.
Le città possono svolgere un ruolo decisivo. Sono i luoghi nei quali le tensioni globali si riflettono concretamente nella vita quotidiana delle persone, ma sono anche gli spazi in cui si sperimentano convivenza, solidarietà, accoglienza e partecipazione.
Le città custodiscono relazioni umane, reti culturali, esperienze associative, università, comunità religiose e civiche che, insieme, costituiscono un patrimonio prezioso per promuovere una cultura della pace e della cooperazione internazionale.
Non è un caso che, nei momenti più difficili della storia contemporanea, siano stati proprio i sindaci e le amministrazioni locali a promuovere percorsi di dialogo capaci di superare contrapposizioni ideologiche e conflitti. Come ha dimostrato Giorgio La Pira organizzando a Firenze il Convegno mondiale dei Sindaci per la pace nel 1955, la pace non nasce esclusivamente dai tavoli diplomatici tra Stati, ma si costruisce anche attraverso il coraggio di creare spazi di confronto, persino quando il contesto internazionale sembra andare nella direzione opposta.
Milano, per la sua storia, il suo profilo internazionale e la sua capacità di relazione col mondo, possiede tutte le caratteristiche per raccogliere questa eredità e rilanciarla con forza nel presente. Milano, città aperta, dinamica e profondamente internazionale, può e deve affiancare alla sua vocazione economica, produttiva e culturale anche una funzione civile e morale: contribuire a costruire luoghi di dialogo e di riconciliazione in un tempo attraversato da conflitti e divisioni.
Promuovere a Milano una Conferenza Internazionale dei Sindaci per la Pace significherebbe dare un segnale concreto e autorevole: riaffermare che le città possono essere protagoniste nella costruzione di relazioni fondate sul rispetto reciproco, sulla cooperazione e sulla tutela della dignità umana; ribadire che la sicurezza non si costruisce attraverso l’escalation dei conflitti, ma investendo nella fiducia, nel confronto e nella solidarietà tra i popoli; offrire alle nuove generazioni un messaggio di speranza e di responsabilità collettiva.
In un tempo nel quale prevalgono linguaggi di contrapposizione e logiche di potenza, Milano può scegliere di mettere al centro il valore dell’incontro. Può diventare luogo di ascolto e di mediazione, ponte tra esperienze diverse, spazio nel quale le città del mondo si confrontano non per alimentare divisioni, ma per individuare percorsi condivisi di pace, giustizia e condivisione.
Qui un breve video del mio intervento in Aula nel corso del dibattito.








