Il 7 aprile 1946 rappresenta una data fondamentale per Milano e per la sua storia democratica. Ottant’anni fa si svolsero le prime elezioni amministrative libere dopo la fine della Seconda guerra mondiale: un passaggio decisivo verso la ricostruzione istituzionale e civile del Paese. Per la prima volta nella storia, anche le donne furono chiamate alle urne. Nell’emiciclo della nostra Aula consiliare di Palazzo Marino sono state allestite due tavole espositive contenenti documenti e manifesti relativi alle prime elezioni amministrative milanesi dopo la Liberazione e al referendum costituzionale del 1946: che emozione leggere i nomi dei candidati di allora, molti dei quali furono poi chiamati a scrivere a Costituzione!
La città, ancora segnata dalle ferite del conflitto, contava circa 900 sezioni elettorali e registrò un’affluenza vicina all’80% degli aventi diritto. Un dato significativo, ma non totale. Come osserva lo storico Giorgio Uberti, «Milano era formalmente liberata, ma ancora sospesa tra la memoria dolorosa della guerra e la fragilità della pace». Anche una partecipazione non piena può essere letta come il segno di una comunità che stava lentamente ritrovando equilibrio dopo anni di trauma.
L’offerta politica rifletteva la complessità del momento: sei liste, ciascuna con il proprio simbolo e una precisa identità. Il Partito Comunista Italiano (PCI) si presentava con falce e martello sormontati da una stella; il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) con falce, martello e libro; la Democrazia Cristiana (DC) con lo scudo crociato e la scritta “Libertas”. Accanto a queste, la lista azionista-repubblicana con la testa di Mazzini, la Lista Madonnina di ispirazione civica e liberale e la lista degli esercenti con la sagoma del Duomo. Comunisti e socialisti, pur correndo separatamente, avevano sottoscritto un programma comune.
Per la prima volta gli elettori poterono esprimere fino a cinque preferenze. I seggi da assegnare erano 80. L’esito delle urne segnò una netta affermazione delle forze di sinistra: il PSIUP ottenne il 36,2% dei voti, seguito dalla DC con il 26,9% e dal PCI con il 24,9%. Più distanti le altre liste.
Il voto sancì dunque il ruolo centrale delle sinistre nella fase di ricostruzione post-bellica, accompagnato da una partecipazione significativa delle donne, finalmente protagoniste della vita politica.
Il primo Consiglio comunale eletto a suffragio universale riconfermò sindaco il partigiano Antonio Greppi, figura chiave nella gestione della città in una fase tanto complessa. Tra i consiglieri sedeva anche Giuseppe Lazzati, esponente del mondo cattolico, docente universitario e membro dell’Assemblea Costituente.
Tra gli 80 eletti, però, le donne furono solo quattro. Un numero decisamente esiguo, che fotografa bene i limiti di un’epoca, ma anche l’inizio di un percorso destinato a crescere. Chi furono dunque le prime quattro consigliere del Comune di Milano?
Giovanna Boccalini Barcellona (PCI), insegnante e direttrice di Noi Donne, futura vicepresidente INPS, promotrice dei “Treni della felicità” e fondatrice della prima squadra femminile di calcio in Italia. Sarà anche la prima assessora, con delega all’infanzia.
Maria Caldara (PSIUP), avvocata, figlia di Emilio Caldara, che entrerà in giunta con delega all’Ufficio legale.
Adele Cappelli (DC), laureata in letteratura francese e medicina, attiva nella Resistenza e incarcerata, nominata nel dopoguerra commissaria dell’ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia).
Maria Carnevale (PCI), appena ventiseienne, protagonista dell’organizzazione femminile nella Resistenza, poi dirigente della FGCI e presidente provinciale dell’UDI.
La prima seduta del Consiglio comunale del dopoguerra si tenne il 14 maggio 1946, alle ore 21, nella Sala del Gonfalone del Castello Sforzesco. Oggi, ottant’anni dopo, molte cose sono cambiate: orari, modalità, linguaggi della politica. Ma soprattutto è cambiata — ed è cresciuta — la presenza delle donne nelle istituzioni. Da quelle quattro pioniere è iniziato un percorso che continua ancora oggi, e che resta una delle conquiste più significative della nostra democrazia.









