Inaugurato il 6 dicembre scorso, nel giorno in cui Milano celebrava il suo santo Patrono, “Ambrosius, Il Tesoro della Basilica” è un nuovo itinerario di valorizzazione culturale e spirituale del complesso monumentale e del suo Tesoro.
Accolti da monsignor Carlo Faccendini, abate e parroco di Sant’Ambrogio, siamo stati introdotti al progetto: «La nostra Basilica è un grande racconto di santità e, insieme, un piccolo scrigno di straordinari tesori», ci ha spiegato, «Ambrosius nasce proprio dal legame profondo tra fede, arte e civitas, autentico fondamento dell’eredità ambrosiana e dell’insegnamento del nostro Santo patrono, così contemporaneo ancora oggi. Custodire con amore, nel tempo, tanta bellezza – e offrirla alla città e ai fedeli – è il segreto perché non vada smarrita questa magnifica storia di santità».
Il progetto si articola in due aree principali.
La prima parte si trova subito all’ingresso in piazza Sant’Ambrogio 23 ed è dedicata all’accoglienza dei visitatori con un’attenzione speciale per l’aspetto educativo: ha spazi grandi e luminosi e arredi pensati per percorsi didattici e formativi, con visite guidate e laboratori dove sperimentare tecniche artistiche con diverse strumenti e materiali che rievocare la tradizione artistica (pigmento, argilla, mosaici…).
La seconda parte si dispiega lungo il nuovo percorso museografico del Tesoro della Basilica, collocato proprio all’interno di quest’ultima, che ne valorizza l’eccezionale patrimonio storico e religioso inscindibilmente legato alla figura di Sant’Ambrogio.
La Cappella della Confraternita dei laici, uno spazio appena recuperato, resta infine come spazio aperto alla città per l’organizzazione di eventi culturali.
Accompagnati dalla dott.ssa Miriam Rita Tessera, responsabile dell’Archivio e Biblioteca capitolare della Basilica, abbiamo percorso tutto l’itinerario del museo, che si snoda fra l’antica sacrestia dei monaci (aperta per la prima volta al pubblico), il sacello di San Vittore in Ciel d’Oro, con i meravigliosi mosaici del V secolo, e il Capitolino, che già in passato ha accolto i cimeli storici e artistici santambrosiani.
Già nella Basilica non si può non soffermarsi ad ammirare lo splendido altare, capolavoro dell’oreficeria carolingia del IX secolo (c. 835), unico altare d’oro sopravvissuto dall’età carolingia e unico ancora in uso. Rivestito di lamine d’oro, argento, smalti e pietre preziose, l’altare funge da reliquiario. Qui, nel IX secolo l’arcivescovo carolingio Angilberto II volle sistemare, in un sarcofago di pietra di porfido (materiale usato per gli imperatori), i corpi di Ambrogio, Gervasio e Protasio. Già Ambrogio aveva scelto di farsi seppellire sotto l’altare della Basilica accanto ai due giovani fratelli martiri, di età tra i 23 e i 27 anni, di «statura meravigliosa» (ovvero molto alti), con le ossa intatte e molto sangue, segni compatibili con il martirio avvenuto nel III secolo. Proprio intorno al ritrovamento dei corpi dei due Santi, Ambrogio riuscì a riunificare la città dal punto di vista spirituale e civico, rafforzando la fede cattolica contro l’arianesimo sostenuto dalla corte imperiale. Ambrogio chiese poi di essere sepolto lui stesso accanto a loro.
Gervasio e Protasio non erano di origine milanese, ma erano due giovani – per così dire – di seconda generazione, che diventano segno della identità nuova e dell’unità di Milano. Un bel messaggio dal profondo valore civico, da trasmettere oggi alla nostra città.









