Molto prima che Milano diventasse “città olimpica”, un giovane milanese ha portato grande lustro a Milano e a tutta l’Italia, collezionando in pochi anni ben quattro medaglie d’oro olimpiche e una di bronzo.
Si tratta di Giorgio Zampori, nato a Milano il 4 giugno 1887 e, diventato presto orfano, dunque cresciuto nel collegio milanese dei Martinitt, dove iniziò a praticare la ginnastica, che successivamente perfezionò presso l’Unione Sportiva Milanese.
Alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, Giorgio Zampori si aggiudicò la medaglia d’oro nel concorso a squadre, disciplina Ginnastica. Ai Campionati Mondiali di Ginnastica, che ebbero luogo a Parigi nel 1913, Giorgio Zampori, nelle quattro singole specialità in concorso – rispetto all’attuale programma non ne facevano ancora parte volteggio e corpo libero – vinse addirittura tre medaglie d’oro.
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale tolse a Giorgio Zampori gli anni più importanti della sua carriera da ginnasta ma, nonostante questo, sarà proprio lui a capitanare la squadra azzurra di Ginnastica alle Olimpiadi di Anversa del 1920, primeggiando nel concorso generale individuale e in quello a squadre. Alle successive Olimpiadi di Parigi del 1924, a ormai 37 anni, vinse una medaglia d’oro nel concorso generale a squadre e un bronzo alle parallele, sua ultima medaglia di una straordinaria carriera.
Con una vita di mirabili affermazioni sportive, Giorgio Zampori è il milanese che ha vinto più ori olimpici nella storia: ben quattro.
In considerazione di questi fatti e in concomitanza con i Giochi Olimpici e Paralimpici 2026, il Consiglio comunale di Milano ha deciso di intitolare a “Giorgio Zampori, Martinitt e Campione Olimpico” un luogo significativo della città legato agli eventi olimpici (il Villaggio Olimpico e Paralimpico nell’ex Scalo di Porta Romana; oppure l’Arena Milano a Santa Giulia; oppure gli spazi che verranno utilizzati per i Giochi alla Fiera di Milano-Rho; oppure un’area pubblica annessa ai nuovi spazi urbanistici creati con la nascita del Villaggio Olimpico/Paralimpico e dell’Arena Milano di Santa Giulia).
È interessante anche ricordare che cento anni fa, nel febbraio 1926, Milano ricordò la figura di un altro Martinitt: Roberto Cozzi che, appena uscito dall’orfanotrofio, perse la vita combattendo durante la Prima guerra mondiale. Il giovane fu insignito della Medaglia d’Oro al Valore Militare e il Comune di Milano gli intitolò uno degli impianti sportivi più amati e frequentati dai milanesi: la “Piscina Cozzi”.
Questa decisione non solo rende ragione a un grande atleta milanese, ma è anche un’occasione per esaltare il servizio reso dall’orfanotrofio dei Martinitt, fondato nel 1532 da San Gerolamo Emiliani, un’istituzione che, anno dopo anno, decennio dopo decennio, secolo dopo secolo, ha accolto e cresciuto migliaia di bambini e ragazzi senza famiglia o provenienti da famiglie fragili e insegnava loro un mestiere. I piccoli Martinitt sono stati anche protagonisti fondamentali della storia di Milano: nel 1848, infatti, hanno avuto il ruolo di staffette degli insorti negli scontri delle Cinque giornate di Milano, spostandosi con agilità da una barricata all’altra.
Molti di questi ragazzi, con grande impegno e straordinarie doti, hanno fatto veramente onore alla nostra città, come raccontano le vite e i successi di imprenditori come Angelo Rizzoli (imprenditore nel campo dell’editoria), Edoardo Bianchi (fondatore delle biciclette Bianchi), Marco Dabbene (argentiere) e Leonardo Del Vecchio (patron di Luxottica).
La storia continua ancor oggi: i Martinitt (struttura maschile) e le Stelline (struttura femminile) continuano ad occuparsi dell’accoglienza, protezione, mantenimento, istruzione, sviluppo psicofisico e formazione professionale dei minori in difficoltà. Hanno quattro comunità due servizi di pronto intervento e due alloggi per maggiorenni. Le Comunità accolgono bambini e adolescenti temporaneamente privi dei riferimenti familiari o allontanati dalla famiglia dal Tribunale dei Minori.








