Nella prima seduta del nuovo anno 2026, ho presentato e portato a votazione con esito favorevole una proposta condivisa da tutti gli schieramenti politici presenti all’interno del Consiglio comunale di Milano a sostegno di progetti di reinserimento sociale dei detenuti, con particolare attenzione a iniziative di housing sociale.
La proposta è il risultato di un lungo lavoro di confronto e di riflessione da parte di intellettuali e politici milanesi, che hanno scelto di costituirsi in un gruppo informale denominato “Cattolici Ambrosiani” e di confrontarsi, a partire dalle sollecitazioni del Giubileo della Misericordia, sulla difficile situazione delle persone ristrette e su possibili iniziative finalizzate a favorire percorsi di effettivo recupero e reinserimento sociale dei detenuti a fine pena. Il voto in Aula è stato dunque frutto della convergenza di un sincero percorso di confronto e di discussione, dove è stata fatta la fatica di trovare una sintesi tra sensibilità diverse ed elementi di valutazione completamente differenti, espressione di visioni anche opposte, ma capaci di convergere su un punto di incontro comune.
È nota a tutti, infatti, la situazione in cui versano le strutture detentive e gli istituti penitenziali milanesi in particolare, che devono fronteggiare numerose criticità: sovraffollamento oltre ogni limite possibile, carenza di personale, problemi di carattere strutturale, che creano condizioni di lavoro e di detenzione non compatibili con il rispetto di diritti e dignità delle persone ristrette e dei lavoratori.
L’appello a intervenire rapidamente per rendere più umane le condizioni di detenzione era arrivato forte e chiaro anche dall’Arcivescovo Mario Delpini che, nel Discorso alla città “Ma essa non cadde” del dicembre scorso, aveva denunciato come «La Costituzione della Repubblica Italiana è tradita per le pessime condizioni dei carcerati e per la formazione e il trattamento del personale della Polizia penitenziaria. La Costituzione è tradita per la sempre maggiore recrudescenza delle norme. La Costituzione è tradita per la scarsissima accessibilità dei percorsi di reinserimento sociale dei condannati. Le condizioni di squallore, di degrado e di violenza non facilitano il riconoscimento del male compiuto. Piuttosto, suscitano rabbia, risentimento, umiliazioni» e aveva chiesto un impegno concreto per favorire la riparazione dei danni e per creare le condizioni per riportare le persone alla legalità.
Da un lungo lavoro di ascolto e di confronto è scaturito l’unanime sostegno a progetti di reinserimento sociale dei detenuti, con particolare attenzione a iniziative di housing sociale, per destinare indicativamente dieci unità abitative a persone ristrette a fine pena e in possibile regime di pena alternativa per favorire il loro percorso di reinserimento sociale. Il tutto all’interno del progetto di coprogettazione avviato dal Comune di Milano per il recupero di alloggi in immobili di edilizia residenziale pubblica per destinarli ad attività di carattere sociale, per rispondere alle necessità di persone particolarmente fragili o in difficoltà sociale. L’impegno votato chiede, inoltre, all’Amministrazione di investire, per quanto attiene alle proprie competenze, in programmi di supporto psicologico, educativo e lavorativo e soprattutto di instituire una giornata annuale dedicata alla sensibilizzazione sul reinserimento sociale delle persone ristrette, in collaborazione con i diversi soggetti che si occupano di carcere in città, dal privato sociale al volontariato.
Crediamo che la “buona politica” si veda da questa capacità di pensare percorsi di senso e di impegno attraverso un dialogo che superi le polarizzazioni e che cerchi sentieri e linguaggi nuovi per affermare il “bene comune” e la convivenza tra diversi, nel solco del Giubileo, della sinodalità e di un’attenzione particolare alle reali fragilità del nostro presente. Il dialogo è una cosa difficile, ma abbiamo dimostrato che la politica sa anche convergere su obiettivi condivisi.
Guarda il video del mio intervento.
Qui l’esito della votazione.

Alcuni dei colleghi che hanno sottoscritto e firmato l’ordine del giorno








