Domenica 14 dicembre a Roma, nella Basilica di San Pietro papa Leone ha celebrato la messa del Giubileo dei Detenuti, l’ultimo grande evento dell’Anno Santo 2025.
L’Anno Santo era stato aperto il 26 dicembre 2024 da papa Francesco già con un’attenzione particolare ai detenuti, varcando una Porta Santa proprio nel carcere di Rebibbia e aveva chiesto esplicitamente ai governi di valutare «forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società», come si legge nella Bolla di Indizione del Giubileo “Spes non confundit”.
Anche l’Arcivescovo Mario Delpini, in occasione del Discorso alla città del 5 dicembre 2025, ha denunciato l’intollerabile situazione delle carceri e ha sottolineando come «la Costituzione della Repubblica italiana è tradita nelle reali condizioni dei carcerati, […]. Le condizioni di squallore, di degrado e di violenza non facilitano il riconoscimento del male compiuto».
Il 10 dicembre scorso, il Presidente Mattarella, inaugurando un’opera d’arte nella Casa Circondariale femminile di Rebibbia, aveva sottolineato come l’ordinamento penitenziario italiano «è stato una svolta nella vita degli istituti penitenziari, con il rifiuto e il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità» e aveva sottolineato il fine rieducativo della pena, denunciando altresì che «vi sono istituti che hanno una condizione totalmente inaccettabile».
Sappiamo tutti che la situazione nelle carceri italiane è al limite dell’umano e della decenza. Ma in particolare a Milano, i quattro istituti penitenziari di San Vittore, Bollate, Opera e il Beccaria si trovano oggi a fronteggiare numerose criticità: sovraccarico di presenze, carenze di risorse umane e strutturali, tutela della salute e del benessere dei detenuti.
Negli ultimi anni si è registrato un peggioramento delle condizioni carcerarie anche a seguito dei nuovi decreti imposti dal Governo Meloni. E in Lombardia la situazione è peggiore rispetto al resto del Paese con un indice disovraffollamento del 145%. A San Vittore, addirittura, secondo il Rapporto Antigone il dato reale di sovraffollamento è abbondantemente sopra il 231%.
Per questo ritengo che sia davvero indispensabile che la politica non si arrenda e sappia elaborare una proposta condivisa dai diversi schieramenti per un impegno collettivo verso forme di amnistia e di indulto in grado di restituire ai detenuti condizioni di vita dignitose, capaci di dare un segnale forte di attenzione alle condizioni dei giovani in conflitto con la legge e di contribuire a ridurre il rischio di recidiva e di ingiustizie.
In apertura del Consiglio comunale di Milano, ho fatto dunque appello a tutti coloro che sono sensibili al tema, di tutti gli schieramenti, per lavorare insieme a sostenere l’adozione di un provvedimento di clemenza, anche limitato nel tempo e nelle modalità, che coinvolga almeno i minorenni detenuti, con l’obiettivo di:
– Sensibilizzare le istituzioni e la comunità sulla necessità di politiche più umane e orientate alla riabilitazione;
– Ridurre il numero di detenuti minorenni nelle strutture, attraverso misure alternative come affidamenti in comunità o misure di messa alla prova;
– Favorire la riabilitazione e il reinserimento sociale, investendo in programmi di supporto psicologico, educativo e lavorativo.
Io credo che la “buona politica” si veda da questa capacità di pensare percorsi di senso e di impegno attraverso un dialogo che superi le polarizzazioni e cerchi sentieri e linguaggi nuovi per affermare il “bene comune” e la convivenza tra diversi, nel solco del Giubileo, della sinodalità e di un’attenzione particolare alle reali fragilità del nostro presente. Il dialogo è una cosa difficile, ma in me troverete sempre una persona disposta ad ascoltare voci diverse per convergere su obiettivi condivisi.
Un primo risultato è stato ottenuto: a conclusione dello stesso Consiglio comunale, ho depositato una proposta, condivisa con tutti i rappresentanti politici degli schieramenti che siedono a Palazzo Marino, per il sostegno a progetti di reinserimento sociale dei detenuti, con particolare attenzione a iniziative di housing sociale, per destinare almeno 10 unità abitative – nell’ambito del progetto di ricupero di alloggi a fini di particolare rilevanza sociale da parte del Comune di Milano – a persone ristrette a fine pena e in possibile regime di pena alternativa per favorire il loro percorso di reinserimento sociale.








