Per me è sempre una grande emozione sedere al tavolo della Presidenza del Consiglio comunale e avere un osservatorio privilegiato in questa festa di tutta la Città e dei suoi più significativi esponenti.
La “festa degli Ambrogini” resta uno degli appuntamenti più solenni in cui l’amministrazione riconosce pubblicamente l’impegno e il valore civico di cittadini che, a vario titolo, hanno assunto un ruolo all’interno della comunità cittadina, promuovendo impegno, gesti di cura e solidarietà, capacità innovativa, proposta progettuale, soluzioni innovative per promuovere il bene comune e costruire comunità. Quest’anno, in particolare, per me i nomi più belli e significativi sono quelli di persone e associazioni magari poco note, ma che – per dirla con le parole di Delpini – si sono fatte avanti con la volontà di “aggiustare il mondo” e che vivono ogni giorno la loro attenzione alla casa comune come una responsabilità condivisa.
Tra i nomi dei premiati nell’edizione 2025 mi stanno molto a cuore due associazioni che hanno scelto di dedicare un’attenzione speciale ai migranti: ResQ People, “persone che salvano persone” e cercano di contrastare la drammatica crisi umanitaria del Mediterraneo e delle frontiere di terra europee, e la Rete Scuole Senza Permesso, che da vent’anni fa integrazione dal basso insegnando la lingua anche a chi non ha il permesso di soggiorno attraverso una fitta rete di quasi 40 associazioni.
Ci sono poi nomi significativi come Iliass Aouani, il giovane maratoneta originario del quartiere popolare di Ponte Lambro che ha portato l’Italia sul podio ai Mondiali di atletica di Tokyo; Carlo Crocco, grande imprenditore milanese che, tra le altre cose, ha sostenuto la creazione della Fondazione Main dans la Main a favore di bambini e ragazzi soli, vittime di violenze e maltrattamenti; Leonardo Visco Gilardi, storico esponente dell’Aned, attivo testimone nelle scuole e tra gli organizzatori del viaggio della memoria a Mauthausen; Marco Giachetti, Presidente della Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico.
Di seguito, il discorso integrale del Sindaco Giuseppe Sala:
«Presenziare a questa cerimonia – e lo dico per tutti noi presenti qui oggi – significa confrontarci con le migliori qualità della società milanese.
Tra poco avremo su questo palco storie, vicende, imprese e ricordi di persone che non si arrendono e interpretano la loro vita come una continua sfida contro la rinuncia, contro l’isolamento personale.
Viviamo un’epoca difficile e pure molto incerta.
Viviamo giorni in cui sembra prevalere, a tutti i livelli, un senso di rassegnazione e disimpegno che porta a un vero distacco dalla realtà, dai suoi problemi e dal suo impegno nel cercare di risolverli.
In politica, per esempio, un segno evidente di questa crisi è l’astensionismo al voto, una tendenza che appare inarrestabile e che mina nel profondo il significato della rappresentatività degli organi elettivi a qualsiasi livello.
Certamente non esprimere il proprio voto è figlio di una mancanza di fiducia che è cresciuta accumulando anno dopo anno delusioni, sentimenti di estraneità, distanza da linguaggi, riti e battibecchi sentiti estremamente lontani dalle esistenze delle persone.
Non sarò io a negare le responsabilità della politica e dei politici, anzi.
Rimane il fatto che una società indebolita dalla mancanza di partecipazione e di assunzione di responsabilità, una società più attenta ai social che alle scelte che la caratterizzano, è una società che non è in grado di esprimere identità compiute, scelte coraggiose, svolte decise.
È una società che non riesce più a decidere, a scommettere sulla scelta di fare figli, perché ha perso non solo le risorse materiali per farlo, ma il coraggio e la consapevolezza di avere valori e strade su cui scommettere per il futuro dei propri figli.
In altre parole, quello che, come avete capito, voglio affermare è che ciò a cui assistiamo è un astensionismo non solo dal voto bensì dalla socialità nel suo complesso, in un mondo nel quale i ruoli si confondono, l’autorità impallidisce, gli stessi genitori a volte non si propongono più come modelli di riferimento per i loro stessi figli.
Cosa fare, dunque? Da dove ripartire?
Come ricreare un clima, degli stili di vita, delle autenticità che ci consentano di riprogettare il nostro futuro?
Prima di tutto, occorre che ognuno torni ad assumere una precisa consapevolezza del proprio ruolo. Che nessuno si astenga dal fare il proprio dovere.
Non servono né il benaltrismo né lo scaricabarile sistematico.
Occorre invece il pieno senso del proprio ruolo, a partire dalla politica, a partire da noi politici. Occorre incontrare la gente, quella vera (non le figurine dei social) e capire che le persone (quelle milanesi, prima di tutto) hanno ancora fiducia nelle loro istituzioni e soprattutto ricercano ancora persone che sappiano ascoltare, organizzare e risolvere.
Ma non basta. Non basta perché non è più una questione di singoli che separatamente compiano bene il proprio dovere in modo tale da versare il significato del loro sforzo in un capitale comune.
Non basta proprio perché abbiamo dilapidato quel capitale e abbiamo un disperato bisogno di recuperare il senso di una comunità in cui la partecipazione torni ad essere il vero motore delle nostre vite.
In altri termini, non basta essere capaci singolarmente.
Nei Vespri di Sant’Ambrogio l’Arcivescovo ha usato parole severe rispetto ai tempi in cui viviamo (tempi che ovviamente coinvolgono anche la nostra città), ma nella seconda parte del suo discorso ci ha detto che la casa non cade perché ci sono ancora persone che si fanno avanti per aggiustarla e renderla abitabile.
Oggi premieremo alcune di queste persone. Persone che non si sono astenute dal fare il loro dovere. Persone che, con il loro esempio, ci aiutano ad essere responsabili, capaci di essere responsabili di ciò che facciamo ma soprattutto delle conseguenze che le nostre azioni hanno verso gli altri, in primis i giovani. Soprattutto responsabili di diffondere, di coltivare, di alimentare un nuovo senso di comunità, un nuovo modo di essere popolo, una nuova civiltà ambrosiana che dimostri giorno per giorno di essere ancora capace di dare risposte ai fragili, di accogliere chi non ce la fa, di offrire ai migliori (da dovunque essi arrivino tra noi) nuove opportunità a vantaggio di tutti.
Tutti noi dobbiamo impegnarci, ma abbiamo bisogno di esempi, esempi di uomini e donne che segnino la strada a chi amministra, a noi, alla città.
Grazie dunque a chi l’esempio l’ha dato e che oggi salirà su questo palco. Un grazie affettuoso e sincero con un piccolo avviso: c’è ancora da fare. Molto.
Buon Sant’Ambrogio.







