Con 300.000 residenti di nazionalità straniera e 80.000 cittadini naturalizzati,
Milano è tra i comuni italiani a più alta presenza migratoria. La città vive un continuo processo di trasformazione sociale, culturale, demografica, economica, che ne rinnova costantemente il volto.
A questo cambiamento contribuisce dal 2005 la Rete Scuole Senza Permesso, con le sue 38 scuole di italiano a Milano e nella Città metropolitana, che ho proposto per l’assegnazione della civica benemerenza dell’Ambrogino d’oro. Loro principale attività è l’insegnamento gratuito della lingua italiana ai migranti, quale primo strumento di comprensione e partecipazione alla società civile. Solo nell’anno scolastico 2024-25, grazie all’impegno di oltre 700 volontari, la Rete ha accompagnato oltre 7.000 persone in un percorso di integrazione e cittadinanza attiva, offrendo complessivamente 19.000 ore di lezione.
Il primo diritto, infatti, è il diritto di parola: la lingua è innanzitutto un elemento identitario in una città che accoglie popoli diversi, ma lo studio della lingua italiana è elemento unificante e integrante nel contesto sociale, perché permette di entrare in relazione e offre la possibilità di farsi sentire, di esigere i propri diritti, di prendere parola per sentirsi parte e partecipare alla vita pubblica. Studiare la lingua italiana per i migranti è, dunque, la via principale per affermare il diritto alla cittadinanza.
Perché le parole sono ponti che rendendo possibili passaggi prima interrotti e congiunzioni altrimenti impensabili. Il ponte è un’efficace metafora per indicare la volontà e l’impegno di fare passi verso un diverso approdo, per attraversare luoghi non più lontani, per unire pensieri prima distanti, incapaci di comunicare, per raggiungere nuovi orizzonti, senza peraltro ostacolare ciò che scorre nel mezzo. Il ponte è un tracciato i cui confini si accorciano e diventano sempre più permeabili, rimanendo pur sempre compresenti.
Servono ponti da costruire e da attraversare per fare esperienza concreta di unità e diversità insieme, per fare incontrare opposti che solo se si riconoscono distanti possono infine arrivare a congiungersi, senza perdere la loro autenticità e originalità, senza fondersi ma arricchendosi a vicenda.
Chi ha una visione e non guarda all’oggi sa che il tema dei migranti aumenterà sempre più e si ripercuoterà sul mondo della scuola e del lavoro. Il cosmopolitismo (una comunità che viene da tutto il mondo) deve essere il nostro orizzonte, ed è il contrario del nazionalismo; la curiosità per le cose che cambiano è il contrario della paura che le cose cambino.









