Si è tenuto il 3 e il 4 novembre a Milano la prima Biennale dell’accoglienza, un grande evento nazionale sul tema per rimettere al centro il valore dell’affido e dell’adozione di minori senza famiglia o momentaneamente allontanati, coinvolgendo gli “attori” principali, ovvero coloro che, vivendo direttamente l’accoglienza nei diversi ruoli, ne conoscono le varie sfumature: famiglie e associazioni, operatori sociali, magistrati, amministratori e politici. Ne è emerso il valore di tale istituto come reale risorsa sociale e culturale, non solo come semplice risposta emergenziale.
Oggi, secondo i dati più recenti del Ministero del Lavoro e della Giustizia, oltre 30mila minori vivono fuori dalla propria famiglia d’origine, ma solo 15mila sono affidati a famiglie. La sproporzione di questa disponibilità è stata ben spiegata dalla prof.ssa Elisabetta Carrà dell’Università cattolica che ha spiegato l’evoluzione di una società sempre meno aperta alla genitorialità, in particolare costituita da adulti sempre meno capaci di prendersi cura delle generazioni più giovani, trasmettendo valori e orientando al futuro attraverso relazioni significative. La crisi della genitorialità intacca sia la generatività biologica che la genitorialità sociale, quest’ultima come capacità di prendersi cura di altri, anche non legati da vincoli di sangue, attraverso azioni che mostrano la responsabilità verso il futuro della società.
Il problema va di pari passo con la denatalità che colpisce il nostro Paese.
Per invertire la tendenza, bisogna sostenere l’essere genitori che, invece, è ancora considerato un problema “privato”, non un “bene comune”. Basti pensare alle politiche deboli o residuali che accompagnano comunemente il diventare genitori: sussidi economici discontinui, congedi poco accessibili, servizi per l’infanzia insufficienti, carico di cura sbilanciato…
Il paradosso è che, invece, esistono politiche attive a sostegno della fertilità che rafforzano l’idea della genitorialità come “diritto individuale”, centrato sul legame biologico: l’impegno a sostegno della procreazione mediamente esistita (PMA) incontra una politica attiva della fertilità, con riconoscimento medico giuridico, sostegno pubblico e privato, valorizzazione del diritto alla genitorialità biologica…
Infine, la genitorialità che si esprime attraverso l’adozione e l’affido trova una risposta politica di tipo “difensivo” o “ripartivo”: l’accoglienza è percepita come ultima spiaggia, non come scelta generativa. E questa strada è caratterizzata da iter complessi, scarsi servizi post-adozione, poche risorse per accompagnamento e formazione.
In sintesi, negli ultimi anni, sono state costruite politiche pubbliche che aiutano le persone a diventare genitori biologici, ma non un sistema che le accompagni e le sostenga nella cura quotidiana dei figli. Allo stesso modo, non abbiamo sviluppato politiche capaci di valorizzare chi sceglie di accogliere.
La diminuzione delle adozioni e dell’affido è il segnale di una società che investe di più sulla genitorialità come “evento privato” e meno sulla genitorialità come “bene relazionale e collettivo”.
Di fronte a questo scenario, la Biennale dell’accoglienza ha voluto rilanciare una visione: ogni bambino ha diritto a una famiglia, e ogni famiglia può essere luogo di accoglienza e di crescita reciproca e, nonostante i limiti oggettivi del sistema, molte sono le esperienze positive su tutto il territorio italiano. La possibilità di dialogo tra istituzioni, servizi e famiglie può generare un processo virtuoso per invertire la rotta e rimettere al centro gli aspetti generativi dell’accoglienza dei minori.
Il coinvolgimento diretto dei ragazzi e delle ragazze, delle famiglie e delle reti di famiglie è stato l’occasione per raccontare e rappresentare la ricchezza della solidarietà familiare e dell’accoglienza, fatta di esperienze di vita condivisa che diventano seme per una prospettiva futura di una società basata sulle relazioni positive. Ricchezza che si esprime attraverso azioni di cura e educative che generano anche valore economico e risparmi in spesa sociale. Ogni risorsa ben immessa nel sistema famiglia è un investimento di cui si possono raccogliere i frutti nel tempo. Ogni risorsa spesa a sostegno di un minore in difficoltà familiare è un investimento su un futuro cittadino consapevole, responsabile, generativo.
Ma, siccome servono anche le risorse economiche, è incoraggiante l’annuncio dato dalla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella di significativi stanziamenti da parte del Governo per sostenere chi ha intrapreso percorsi adottivi già a partire dal 2022. L’impegno economico potrebbe realmente fare la differenza, perché per la prima volta vengono stanziati soldi in anticipo per le famiglie adottive, non solo rimborsi: si tratta in totale di 40 milioni di euro in due anni.
Il nuovo pacchetto di sostegni economici prevede un totale di 31 milioni di euro da utilizzare in un biennio, suddivisi in due decreti.
Il primo decreto, da quasi 13 milioni di euro che verrà presto pubblicato in Gazzetta ufficiale, prevede di anticipare alle coppie i seguenti importi:
– 1000 euro a famiglia per il percorso formativo preparatorio all’adozione;
– un sostegno specifico di 3.500 euro per l’adozione di minori con bisogni speciali;
– un incentivo di 2.500 euro per le famiglie che abbiano conferito un incarico a un ente autorizzato nel biennio 2025-2026;
– contributo di 2.800 euro per le famiglie con procedure pendenti (avviate tra il 2022 e il 2024).
Un secondo decreto, in corso di finalizzazione, di quasi 18 milioni di euro per gli anni 2026-2027 e aumenta da 12.500 a 20.000 euro il tetto del rimborso per le adozioni di minori con bisogni speciali – che, secondo i dati di AiBi, rappresentano il 67% di tutte le adozioni internazionali in Italia – consentendo un sostegno più ampio in relazione ai maggiori oneri che tali adozioni comportano nel periodo post-adozione per l’inserimento di tali bambini nei nuovi contesti socio-culturali di accoglienza.
Inoltre, la Ministra Roccella ricorda che «da pochi giorni si è conclusa la presentazione delle domande di contributo economico alle famiglie con procedura di adozione internazionale pendente di particolare criticità, coperte da un fondo di 1 milione e 400mila euro per l’anno 2025» e che «è tuttora in corso, fino al prossimo 8 dicembre, la procedura per la richiesta di rimborso delle spese sostenute per le adozioni concluse nel 2024, con un importo aggiuntivo per i bambini con bisogni speciali, per uno stanziamento complessivo di circa 8 milioni di euro»
Infine, dal governo arrivano anche fondi per i progetti di cooperazione internazionale in materia di tutela dei diritti dei minori, con un bando della Cai da 12 milioni di euro per il finanziamento di 20 progetti, anche in collegamento con il Piano Mattei.
Il convegno è affiancato da una esposizione fotografica che racconta la bellezza dell’accoglienza adottiva e affidataria e le diverse esperienze di prossimità famigliare, visitabile fino al 16 novembre 2025 presso l’Aula Magna del Museo di Storia Naturale di Milano.








