All’interno del villaggio solidale di SON – Fondazione Speranza Oltre Noi, ci siamo ritrovati in tanti per onorare il ricco e intenso percorso di vita di don Virginio Colmegna.
L’inarrestabile forza di don Virginio è data dal fatto che, nonostante l’età e la malattia, si lascia ancora guidare dalla concretezza del fare, dall’energia spirituale e culturale, dal bisogno di ecologia, dalla vicinanza ai poveri e ai fragili, dalla fantasia della carità.
Ed ecco che prende in mano il microfono e annuncia la sua ultima idea: un laboratorio di pensiero critico e creativo, in cui ognuno possa portare la propria esperienza, le domande, le passioni. Il nuovo spazio sarà luogo di amicizia e ricerca, dove riscoprire il valore dei legami come percorso di pace, capaci di resistere a individualismi e ai linguaggi dominanti.
SON è un posto sicuro, una comunità solidale che accoglie insieme, non singolarmente, e offre una speranza continua basata sula convinzione che la fragilità non è un limite, ma una ricchezza fatta di legami che la trasformano in un nuovo linguaggio che sa far parlare tutti.
Una frase del cardinale Martini campeggia sulla parete alle sue spalle ed è diventata la sua regola di vita: «Ognuno di noi ha una debolezza esistenziale, ha una lunga storia di debolezze, conosciute o sconosciute. Noi cerchiamo di rimuoverle, di non pensarci. San Paolo ci invita a guardarle, a considerale per leggervi la forza di Dio» (C.M. Martini).
Anche papa Francesco credeva a queste parole e infatti inaugurò il “magistero della fragilità”, un carisma che – a disdetta della cultura dello scarto – è considerato “dono” che può trasformare le realtà in cui viviamo, rendendole più umane e più accoglienti.
Ascoltando don Virginio, mi sono rimaste nel cuore due parole che mi pare ben riassumano lo stile di questa promettente seppur piccola comunità, che fa dell’accoglienza il proprio perno: bellezza ed energia.
La bellezza stupisce e attrae, è cura, attenzione ai particolari che fanno la differenza. “Quale bellezza salverà mondo?” era il titolo di una lettera pastorale del cardinale Martini. Eccola, è questa: una casa curata nell’architettura e negli ambienti interni ed esterni, ma ancor più nelle persone che sono comunità viva e feconda proprio nella loro stessa fragilità. Qui c’è una bellezza attrattiva e addirittura contagiosa, che conferma la regola secondo cui dalla periferia si vede meglio che stando al centro.
L’energia si declina con aggettivi diversi: spirituale, culturale e politica, sì perché questa “casa” non è ripiegata su se stessa, ma si interessa della polis, vive dentro la polis, non è un’isola a sé!
Qui si afferma con forza il diritto di vivere con dignità nonostante il limite. Qui la nonviolenza trascina la pace e sradica il delirio di onnipotenza. Qui i diritti degli ultimi hanno voce e trovano una risposta attraverso l’energia della mitezza, della cura, della delicatezza capace di rigenerare nuova speranza.
Caro don Virginio, guardanti negli occhi capisco cosa voglia dire san Paolo con le parole: «quando sono debole, è allora che sono forte» (2Cor 12,10). Che Dio ti preservi a lungo nella lucidità dei tuoi pensieri e nella forza del tuo animo! Buon compleanno con tutto il cuore!






