Al termine dell’estate, abbiamo incontrato don Stefano Guidi, direttore della FOM (Fondazione Oratori Milanesi) per fare insieme il punto della situazione sul servizio offerto dagli oratori a fronte del lungo periodo estivo che ha lasciato sole molte famiglie alle prese con l’organizzazione del tempo libero dei figli, un periodo in cui rischiano di acuirsi le disuguaglianze tra chi può garantire ai propri figli attività ed esperienze di qualità e chi non ha strumenti per riempire il vuoto delle istituzioni. Il summer learning loss, ovvero la perdita di apprendimenti durante la pausa estiva, colpisce in modo più marcato i giovani provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati, che spesso non hanno accesso ad attività educative, culturali e ricreative di qualità. Questa mancanza di stimoli nei mesi estivi può avere effetti duraturi non solo sulle competenze scolastiche, ma anche sullo sviluppo fisico, emotivo e relazionale. Per questo è importante riuscire a garantire esperienze significative anche nel periodo estivo.
A partire dal fatto che la Diocesi di Milano ricopre un territorio ben più esteso della sola città, la realtà lombarda conta su circa 2300 oratori, di cui un centinaio attivi nel Comune di Milano. La partecipazione nei mesi estivi di giugno, luglio e settembre 2025 ha coinvolto, solo a Milano, 25mila ragazze e ragazzi tra i 6 e i 13 anni, 15mila adolescenti tra i 14-19 anni che si ripropongono come educatori/animatori, un numero (sotto)stimato di volontari che si aggira attorno ai 3000.
Quattro sono gli elementi che caratterizzano questa presenza:
1. la diffusione e capillarità degli oratori che in città sono facilmente raggiungibili in 8/10 minuti a piedi, un unicum nelle città italiane per distribuzione e diffusione;
2. l’adesione a una comunità reale: espressione di una comunità viva fatta di persone e famiglie inserite in un dato quartiere;
3. la continuità del tempo: non si tratta di iniziative sporadiche, ma di un’offerta continuativa, che non si ferma alla proposta estiva;
4. la pluralità che tiene insieme aspetti interculturali e interreligiosi, ma anche intergenerazionali: l’oratorio è una proposta che si rivolge a ragazzi di diverse età (dai bambini ai giovani) con proposte e modalità caratterizzate sulle età, ma che vede anche la presenza e la compartecipazione di adulti, in varie forme e modalità. Insieme, tutte queste presenze danno forma alla comunità che vive in un dato quartiere. A loro volta queste energie si intrecciano tra loro in una disponibilità e un coinvolgimento che restituiscono nuovo impegno educativo.
In questa articolata esperienza rientra, tra l’altro, anche la proposta delle società sportive che in qualche modo moltiplicano le potenzialità educative degli oratori e sono, a loro volta, un grande polo di attrazione e incontro di giovani che provengono da esperienze familiari, culturali, religiose, etniche molto diverse.
Considerati tutti questi elementi, gli oratori sono veri e propri presidi sociali e educativi, diffusi nei contesti più diversi, dal centro alla periferia, luoghi di aggregazione, ricreazione e formazione. In particolare nei quartieri più svantaggiati sul piano socio-economico, l’oratorio è l’unico presidio di accoglienza per i giovani e resta un contesto aperto ad accogliere anche ragazzi con background migratorio, seconde generazioni pienamente inserite nel contesto milanese, che portano con sé diverse appartenenze, a volte anche diverse fedi. In questo contesto, l’oratorio riesce ad essere laboratorio di inclusione sociale e cittadinanza, ovvero un luogo di condivisone di percorsi, che vede il protagonismo anche di giovani di altre fedi. Ne è un esempio il progetto “Parrocchie e periferia” che esprime un modo nuovo di essere presenti sul territorio con due obiettivi principali: tenere in piedi oratori che stanno vivendo una stagione difficile in un contesto di quartiere faticoso e aiutare le comunità parrocchiali a mettersi in rete con altre realtà, come sperimentato al Corvetto, in via Padova, a Baggio, alla Bicocca, al Gratosoglio (sostegno al 100% di 3 educatori professionali), ma anche in altri comuni della prima cintura della Città metropolitana, quali Rozzano, Pioltello, Cinisello con sostegno a interventi educativi e una presenza qualificata di educatori professionali.
Qui si apre per l’oratorio la scommessa di riuscire a custodire e mantenere una identità cristiana pur senza diventare selettivo, dialogando con un mix di culture diverse e rispettando la specificità di tutti.
A fronte di tutti questi aspetti positivi, non ci nascondiamo il fatto che gli oratori stanno vivendo una situazione difficile, in comunità che manifestano anche grandi fatiche nel sostenere le proprie proposte e i costi di realizzazione delle stesse. Per questo, come Amministrazione, va supportata e incrementata una sinergia di rete affinché non venga meno e non si indebolisca questo presidio capace di rispondere alle fragilità dei contesti sociali, economici, culturali delle famiglie di provenienza e a problemi di emergenza educativa sempre più radicati nei contesti della nostra città.







