In questi giorni c’è chi dice che la città è ferma e chi dice che Milano sta correndo troppo. Io voglio proporre il mio punto di vista sulla questione in modo riflessivo.
Milano in questi anni si è sviluppata verso l’ALTO, ma non ha tralasciato l’attenzione verso il BASSO. Una cifra su tutte ce lo ricorda: negli ultimi anni è stato speso un miliardo in servizi per il welfare. Questo mi fa dire che è vero anche per Milano il detto “Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce.”.
Forse non abbiamo saputo narrarla nel modo giusto, forse si è perso anche il senso della misura e si è ecceduto in alcune scelte ed è giusto che oggi vengano anche criticate. Ma anche dai dati del bilancio che stiamo discutendo in questi giorni emerge quanto l’amministrazione abbia investito e investe in cultura, mobilità, politiche ambientali e coesione e inclusione sociale, sostegno alle fasce deboli, produttività e lavoro.
Oggi stiamo vivendo un momento di CRISI, cioè una improvvisa perturbazione nella vita della nostra città e collettività. Il termine “crisi” in greco e in latino si traduce con «scelta, decisione, fase decisiva» e ancora coi verbi «distinguere, giudicare».
Questo sia il nostro compito: facciamo vedere che la politica sa valutare e valorizzare i risultati buoni e prendere atto di ciò che va sviluppato, integrato, portato a compimento da qui fino alla fine del mandato. Ascolto e dialogo con la città vuol dire questo.
Io sono pronta per dare maggior impegno e risalto alle azioni politiche della nostra amministrazione che si prendono cura della città, mettendo al centro i temi sociali, ricucendo la frattura sull’abitare a tutti i livelli (che però non è partita ieri), investendo su una riforma organica e complessiva della materia urbanistica – come invocato anche dall’ormai ex assessore Tancredi – e mostrando adeguato per i cittadini più che per i city users, gli investitori o i turisti (arrivati a Milano non magicamente, ma appunto per la fisionomia della città più europea).
Per fare tutto questo, dobbiamo investire sulla partecipazione e l’ascolto dei cittadini, relazionarci maggiormente con le realtà municipali e territoriali, dare più consistenza – anche normativa – al collegamento tra centro e decentramento.
Avrei voluto aggiungere qualche suggerimento concreto di ciò che potrebbe essere promosso, ma non ne ho avuto il tempo. Allora lo metto qui e vi chiedo: cosa ne pensate?
1. Olimpiadi sostenibili e diffuse, da vivere come occasione di rilancio sociale e non di speculazione immobiliare, dallo Scalo Romana (progetto da migliorare) all’arena Olimpica di Rogoredo (basta chiamarla S. Giulia, rilanciamo il sud Milano a partire dall’arena anziché nascondere il nome del quartiere dove tutti passeranno per andarci, dal momento che di fatto sorge lì).
2. Più raccordo con l’area metropolitana, dalla mobilità ai servizi, dall’urbanistica alla sicurezza fino alle scelte strategiche, viviamo in una città che rischia di soffocare per i propri primati, occorre aprirsi di più verso l’esterno, non solo attrarre all’interno desertificando quel che resta al di là.
3. Promuovere una grande festa della cittadinanza annuale in occasione del 2 giugno, testimonianza di una Milano che sa includere e integrare nel modo migliore, che non ha paura della diversità perché sa renderla una risorsa, creando opportunità anche per chi parte con maggiori più difficoltà da superare.
4. Sperimentare forme innovative per rendere la città più fresca e sostenibile (basta vietare, è tempi di innovare), dalle piante all’utilizzo di materiali innovativi per strade ed edifici pubblici le possibilità sono molte (e i grandi architetti del mondo è su questo genere di opere che devono essere prima di tutto ingaggiati), dalle piscine ai servizi fino al grande tema della riapertura dei Navigli (che alcuni progetti di ristrutturazione edilizia rischierebbero di fatto di impedire per sempre).








