Ho avuto modo di accompagnare Laura, una giovane che da pochi mesi ha compiuto 18 anni, alla cerimonia dedicata al conferimento della cittadinanza italiana in via Larga. Un momento tanto atteso e preparato con cura da lei e dalla famiglia, vissuto come atto puramente formale e burocratico, senza nessuna cura né tantomeno alcuna empatia da parte del funzionario che l’ha presieduto.
Innanzitutto, la sala che ospitava noi aveva altri tre operatori che svolgevano pratiche simili e che, parlando con un tono di voce normale, si sovrastavano a vicenda, rendendo molto caotico il momento.
Al momento della lettura dell’atto di giuramento, anche in virtù di questa confusione ed essendo io seduta di fianco alla giovane, ho chiesto di poter leggere io stessa l’atto, anche solo per renderlo più comprensibile alla destinataria. Mi è stato risposto che doveva farlo un funzionario pubblico, cosa che io sono e invece ho ricevuto un diniego.
Comprendo che gli uffici siano messi sotto pressione dal momento che da oltre un anno le domande di richiesta di cittadinanza sono notevolmente aumentate e, di conseguenza, anche i relativi giuramenti. Solo negli ultimi due anni, gli atti di cittadinanza sono incrementati del 34,26%. Contemporaneamente, però, non sono state dedicate ulteriori risorse a bilancio per rinforzare le assunzioni di ufficiali di stato civile, anzi in realtà se ne sono perse a causa di pensionamenti e trasferimenti.
Tuttavia, io non mi rassegno al fatto che un momento tanto delicato, che segna l’inizio di un nuovo corso nella vita dei nostri neo-concittadini e li avvia alla partecipazione alla vita civile, sia vissuta in modo così frettoloso e senza attenzione né sensibilità. Questo non aiuta certo a viverla in modo consapevole!
Credo invece che dovremmo investire maggiore cura e attenzione in questa cerimonia, aiutando i candidati a capire l’alto valore del momento che stanno vivendo nel diventare cittadini italiani.
L’atto non può ridursi alla firma di una carta, deve essere recuperato il senso del “rito” come momento di passaggio sia sul piano individuale (diventi cittadino italiano) che collettivo (ti è riconosciuto un nuovo diritto civile). Anche attraverso una cerimonia apparentemente scarna come questa, il rito può connettere le persone e creare un senso di appartenenza e identità.
Dopo il mio impegno per il riconoscimento della cittadinanza come incontestabile diritto, avevo espresso la mia personale disponibilità a supportare e ad accompagnare questo momento, coinvolgendo anche i consiglieri di municipio che lo volessero. Rinnovo pertanto la mia disponibilità a collaborare per segnare un cambio di passo e prestare maggior cura a questo momento, auspicando la disponibilità da parte dell’assessorato a riconsiderare l’iter del giuramento per ottenere la cittadinanza.






