La scuola non è un servizio che lo Stato offre alle famiglie per intrattenere i propri figli. La scuola è primariamente un servizio che lo Stato offre ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze in quanto cittadini e cittadine che hanno pieno diritto di essere educati. Perciò l’educazione didattica non è più importante dell’educazione a un rapporto maturo e sano col proprio corpo e con le proprie emozioni. La scuola ha questa responsabilità verso le giovani generazioni, una responsabilità tanto più delicata e urgente quanto più è la fragilità emotiva che si registra nei preadolescenti e negli adolescenti.
Tra l’altro, secondo i dati dell’indagine nazionale sulla salute sessuale e riproduttiva degli adolescenti del Ministero della Salute (2019), oltre l’80% degli adolescenti chiede esplicitamente alla scuola di garantire il diritto all’informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, già a partire dalla scuola media o superiore.
In Italia, invece, l’educazione sessuale risulta frammentaria, approssimativa e disomogenea sul territorio, costringendo la maggior parte degli adolescenti a informarsi su internet, con tutti i rischi annessi, tra cui il contatto precoce e inconsapevole con la pornografia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, già nel suo rapporto del 2016, aveva evidenziato come l’educazione sessuale contribuisca in modo significativo alla riduzione di gravidanze precoci, aborti, infezioni sessualmente trasmissibili, abusi e discriminazioni legate all’orientamento sessuale. Eppure ancor oggi l’Italia è tra i pochi paesi dell’Unione Europea – insieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania – a non prevedere l’educazione sessuale come materia obbligatoria nel sistema scolastico.
Per questo, insieme ad altri colleghi ho espresso preoccupazione per l’assenza di un quadro normativo nazionale che preveda l’obbligatorietà dell’educazione sessuale all’interno dei percorsi scolastici e ho sottoscritto una proposta per riconoscere invece l’importanza di un’educazione al rispetto, affettiva e sessuale integrata, laica e scientificamente fondata, come strumento di prevenzione e crescita individuale e collettiva.
Certo che poi è necessario parlare di chi può fare questo percorso e di che formazione debba avere, quali contenuti veicolare. Ma se non lo fa la scuola, lo fanno i media…
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