Già 3 anni fa, il Coordinamento Comitati Milanesi aveva organizzato il convegno “Graffiti a Milano” per mettere in luce il fenomeno del Graffitismo come manifestazione culturale che può accrescere il valore di quartieri, soprattutto in periferia.
A questo aspetto del graffissimo come espressione culturale, il Comune di Milano ha recentemente dedicato la mostra “Visions in Motion”, allestita presso la Fabbrica del Vapore, che ha tentato di svelare il legame tra il Graffitismo americano – nato a New York a metà degli ’70 del secolo scorso – e il Futurismo italiano:due movimenti artistici innovativi del ’900 che, nonostante risultino geograficamente e temporalmente distanti, si fondano su principi comuni. In città, l’esempio che più di tutti fa scuola è l’esperienza del quartiere Ortica, dove il progetto OrMe–Ortica Memorie racconta sui muri la storia del quartiere e della città e ha trasformato un luogo periferico in quello che è il primo quartiere museo con un itinerario culturale e identitario che valorizza la periferia.
Oggi, invece, il nuovo convegno organizzato dal Coordinamento Comitati Milanesi pone l’accento sulle ferite di un fenomeno che negli ultimi anni è in aumento anche nella nostra città e che, lungi dall’essere un valore aggiunto, si rivela un valore a perdere, perché il graffissimo vandalico produce danni materiali e di immagine, necessita di interventi costosi di ripristino, incattivisce la gente e imbruttisce la città. Tale situazione produce dunque danni economici, estetici, ambientali e sociali e, in alcune sue espressioni, può avere anche evoluzioni preoccupanti per le conseguenze che procura alla comunità, dal momento che spesso si affianca a degrado e ad atti vandalici, che possono sfociare nella violenza e infine sviluppare criminalità.
Ma il Comitato da ormai 30 anni ci ha abituati ad abbinare la denuncia alla proposta e alla promozione di nuovi valori civici. Ed è stato questo anche lo spirito del convegno. Di fronte a un problema molto complesso, è stato sollecitato un impegno civico corale e condiviso, anche attraverso forme di collaborazione atte a promuovere nuovi valori civici e una forte sensibilizzazione di cittadini ed istituzioni, attraverso percorsi di educazione e informazione a livello scolastico, azioni di controllo e di pulitura, aumento dell’attività di controllo attraverso il social network, assegnazione di muri liberi a disposizione di writer artistici e vandalici. Quest’ultimo modello, introdotto nel 2015 a Milano, è stato esportato in numerose città italiane.
È opportuno che il Comune sia all’erta di fronte a questa situazione e si attivi in prima persona. Ma è stato utile il confronto e il dialogo con più attori: oltre al Coordinamento Comitati Milanesi e ad Assoedilizia sono intervenuti anche il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la Polizia Locale, la Polizia ferroviaria, la Security di Trenord, la Security di ATM, la Procura della Repubblica e l’Avvocatura del comune di Milano, a dimostrazione del fatto che serve un impegno corale per trasformare la denuncia in un coinvolgimento di attivismo civico e di protagonismo costruttivo.








