Ho partecipato al convegno che ha presentato gli esiti della ricerca esplorativa “I minori adottati nei procedimenti amministrativi e penali”, promossa dal Tribunale per i Minorenni di Milano e realizzata dal Centro di Ateneo Studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’Università degli Studi di Milano Bicocca.
Ritengo importante mettere l’attenzione della politica sulle esigenze dei giovani e delle famiglie in difficoltà, in particolare rispetto alla fase dell’adolescenza, che se è un periodo di “prova” per tutti i giovani che si stanno facendo uomini e donne, lo è in modo più dirompente e a volte forse anche drammatico per quei giovani che hanno un vissuto “complicato” alle spalle.
Come amministratori, ci rendiamo conto che spesso siamo chiamati in causa quando bisogna “correre ai ripari”, mettendo in atto un approccio alle politiche familiari prevalentemente assistenzialistico, che ci obbliga a inseguire i problemi determinati anche da un’attenzione mancata prima. Mentre le politiche pubbliche dovrebbero imparare a intervenire prima, mettendo in atto misure capaci di intercettare e di supportare le condizioni di stress, di crisi, di fatica con azioni che spesso sono anche più efficaci di quelle che si concentrano sui problemi dei singoli individui: interventi mirati e attenti da parte dei servizi sociali possono fare la differenza nella vita dei singoli e delle famiglie.
Per arrivare a questo serve un’alleanza tra rappresentanti delle istituzioni, studiosi, esperti ed associazioni: soprattutto nei momenti più delicati della vita, serve che impariamo a prenderci per mano. Il Comune è la prima linea dell’accoglienza e della tutela. La responsabilità dell’ente locale necessita di condivisione.
Perciò serve riflettere insieme e mettere in atto una sussidiarietà circolare che permetta di affrontare l’analisi e la valutazione della realtà in modo unitario, non settoriale, in modo da avviare un approccio integrato alle politiche familiari.
Dati e risultati della ricerca
Dei 2.556 fascicoli amministrativi aperti tra il 2015 e il 2018, sono stati individuati 136 casi inerenti minori adottati (pari al 5,4%): di questi, il 39% dei procedimenti amministrativi è collegato a un fascicolo penale; colpisce che nel 32% dei casi, c’è un elemento di violenza familiare, agito più frequentemente verso la madre (32,7%) che verso il padre (17,8%). Questi dati suggeriscono che non bisogna avere paura di vedere e di riconoscere i problemi: c’è un incremento statistico relativo ai giovani in carico ai servizi territoriali che poi sviluppano ulteriori complicanze.
Eppure, questo studio sottolinea che non è messa in discussione la genitorialità adottiva, evidenzia piuttosto la necessità di un’alleanza tra la famiglia e i servizi sociali, ovvero la capacità di contemperare la linea educativa dei genitori con l’intervento dei servizi sociali: a un incremento del coinvolgimento della famiglia corrisponde sempre un aumento della possibilità di successo dell’intervento del Tribunale e un miglioramento del lavoro sui giovani stessi, aiutandoli a recuperare il significato della propria vicenda adottiva. La ricerca rivela che nella maggioranza dei casi, alla chiusura del fascicolo amministrativo, l’esito è stato migliorativo nel 47,6% dei casi, stazionario nel 30% e peggiorativo nel 20,4%.
Il “paradosso dell’adozione” che è stato presentato vede da un lato la positività del rapporto affettivo coi genitori adottivi e dall’altro la manifestazione di una condotta negativa conseguenza di un trauma adottivo non elaborato. Per sostenere questo processo, serve investire sulla qualità degli operatori e sulla capacità di inventare nuovi setting di incontro e di ingaggio con questi ragazzi.
L’adozione si conferma essere, ancora una volta, una responsabilità sociale che non può essere affrontata da una famiglia da sola: bisogna chiamare a rapporto tutte le istituzioni (Tribunale, scuola, servizi, associazioni…), ovvero una rete di interventi convergenti, competenti e pronti nel rispondere ai problemi, capaci di reale supporto per le famiglie adottive, tanto da mettere in campo interventi preventivi e tempestivi.









