Tra le tante storie più o meno note che hanno fatto la Storia della Resistenza, ho scoperto con piacere e sorpresa il contributo, non irrilevante ma a lungo sconosciuto, che la Polizia Locale di Milano ha dato alla lotta per la liberazione della città dal nazifascismo. Una storia tutta da scoprire e da raccontare, in particolare a Milano “Città Medaglia d’Oro della Resistenza”.
Una storia che ha avuto anche le sue vittime: nell’attuale sede del Comando Centrale della Polizia locale, in via Beccaria 19, c’è una lapide dedicata ai Vigili Urbani di Milano «caduti vittime della prepotenza e dell’odio perché assertori della libertà». I loro nomi sono: Rossi Dante Aristide, Brambilla Luigi, Colombo Pietro, Vacchini Luigi. Da questa lapide prende avvio il volume di Maurizio Ghezzi “Ghisa resistente” (autoprodotto da alcuni colleghi dell’Arma), che narra le storie inedite di circa un centinaio di uomini che operavano in un ambiente dove gli elementi fascisti non solo non mancavano ma erano investiti di compiti direttivi. Il primo a cadere sotto la furia dei manganelli e della violenza fascista (rimasta impunita!) fu Dante Achille Rossi, nel maggio 1926, subito dopo la promulgazione delle cosiddette “Leggi fascistissime” da parte di Mussolini. Successivamente nel 1933, quando fu imposta la tessera del Partito Nazionale Fascista come requisito per l’ammissione ai concorsi, centocinquanta vigili si rifiutarono e ciò pregiudicò loro ogni possibilità di avanzamento di carriera. Ma i Vigili conoscevano bene la città, perciò furono in grado di aiutare molti partigiani nelle loro battaglie quotidiane di avversione al regime; inoltre, fornirono loro carte topografiche dettagliate della città che saranno fondamentali per la lotta di liberazione. Col loro attivismo, i Ghisa riuscirono coraggiosamente a creare una base organizzativa e ad attivare dei solidi legami con il movimento partigiano, esponendosi al pericolo di essere scoperti, come per alcuni di loro accadde a prezzo della vita
Leggere che «un Corpo di circa milleseicento uomini, fascistizzato per legge, è riuscito a fornire molti partigiani e patrioti» fa riflettere sulla statura morale di questi uomini, “vigili” di nome e di fatto, in quanto attenti agli accadimenti della realtà, sempre con gli occhi aperti, ma soprattutto con la coscienza desta e pronta, tanto da saper scegliere anche in tempi buissimi da che parte stare e a chi restare fedeli, capaci di servire le istruzioni senza tradire il motto della Polizia Locale di Milano, che recita «Nobis urbe commendant», ovvero «La città ci è stata affidata». I “Ghisa resistenti” hanno saputo servire la città fino in fondo.
Il convegno, organizzato dalla Fondazione Carlo Perini e realizzato a più voci, ha permesso di coniugare la memoria del passato, in questo 80° Anniversario della Liberazione, con la responsabilità del presente e del futuro, per sollecitare i cittadini di oggi a portare avanti il bene, i valori di solidarietà, lealtà, giustizia, senza accettare le sopraffazione, senza rimanere indifferenti al male, anche se incontri qualcuno che lo ostacola, affinché anche nell’oggi prendano forma azioni di coraggio, di solidarietà e impegno contro ogni tipo di discriminazione e di sopruso.







