A seguito del convegno che avevo organizzato il 12 luglio 2024 a Palazzo Marino – in occasione dell’80° anniversario della strage del Cibeno, presso Fossoli –, ho portato in discussione in Aula una proposta per diffondere la memoria storica e riaffermare l’impegno di fedeltà ai valori della democrazia e contro lo sfregio all’umanità.
La strage del Cibeno, infatti, fu subito coperta dal silenzio e i corpi dei 67 martiri (di cui 19 milanesi) rimasero sepolti in una fossa comune, finché nella prima decade del maggio 1945, il medico Angelo Bianchi Bosisio, amico di uno dei caduti, assieme a Caio Mario Cattabeni, anch’egli medico presso l’Istituto Legale di Milano, con l’appoggio di mons. Luigi Corbella della Curia ambrosiana, decisero di recarsi a Fossoli per cercare il luogo dell’eccidio e la fossa dove erano sepolti gli amici.
Trovatala, eseguirono un primo scavo e videro i corpi che giacevano sotto quelle zolle. Ritornati a Milano, fu avvisato il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) e si mise in moto l’azione di riesumazione e di riconoscimento delle salme. Era il 17 maggio 1945 quando finalmente, dopo oltre 10 mesi, veniva fatto un atto di pietà e di rispetto nei confronti dei Caduti. Ricomposti nelle bare, i 67 corpi vennero trasportati a Milano, poiché era da Milano e dal suo hinterland che proveniva la maggior parte di essi.
Dopo il commosso saluto dei cittadini, che per due giorni sfilarono nel Duomo di Milano, il 24 maggio 1945 il cardinal Schuster celebrò la solenne messa di esequie, alla presenza delle massime autorità italiane e alleate, tra la commozione dell’immensa folla che gremiva il Duomo, la piazza e le vie circostanti, mentre l’orchestra e il coro del Teatro della Scala eseguivano pezzi di Haydn, Bach e Beethoven. Fu il primo, e forse ultimo, momento pubblico dopo la dittatura fascista e la guerra in cui popolazione, personalità politiche e militari si fusero unanimi nel compianto e nella condanna.
La giustizia è stata negata alle vittme, ai familiari e all’intera collettività milanese e nazionale, poiché sono rimasti impuniti i tedeschi esecutori dell’eccidio tanto quanto gli italiani colpevoli della loro cattura, funzionari della RSI o civili improvvisati spie e comunque, se condannati, ebbero pene lievi. La strage dei 67 martiri di Fossoli è tra le stragi italiane meno conosciute ed è anomala in quanto erroneamente definita una rappresaglia da parte tedesca: la condanna a morte venne spacciata come rappresaglia per un attentato avvenuto a Genova, dove furono uccisi sette militi tedeschi quasi un mese prima.
Ancora oggi, dopo oltre ottant’anni, nessuno è riuscito ad acclararne le motivazioni e la scelta nominativa delle vittime (chiamate per nome e non col numero di matricola) decisa dal Comando tedesco con sede a Verona: alti ufficiali, ufficiali e sottufficiali dell’Esercito, della Marina, degli Alpini, esponenti dei partiti politici risorti dopo l’8 settembre, facenti parte di tutte le anime della resistenza.
Oggi, in occasione dell’80° anniversario della Liberazione, sentiamo urgente l’impegno di diffondere tra la cittadinanza la memoria storica e la consapevolezza di continuare ad essere fedeli ai valori della democrazia contro lo sfregio all’umanità, diffuso dalle ideologie nazifasciste.
Per cui, l’Aula ha approvato con i voti della maggioranza e il sostegno di Forza Italia (i colleghi di Fratelli d’Italia e Lega non hanno votato), la mia proposta di promuovere azioni di impulso e di coordinamento con le Università presenti sul territorio della città di Milano per la diffusione e l’implementazione di azioni dirette – quali attività di ricerca e l’emissione di borse di studio – indirizzate a recuperare la memoria perduta e approfondire la ricerca della strage del Cibeno, al fine di far emergere quella verità storica taciuta per tanti anni, anche avvalendosi della partecipazione a bandi europei, quali il programma CERV che sostiene progetti volti a commemorare eventi fondamentali della storia europea moderna.
Inoltre, credo importante lasciare un segno tangibile nella nostra città a memoria di questo triste passaggio di storia, perciò ho chiesto di intitolare uno spazio pubblico alla memoria dei 67 Caduti nella strage del Cibeno.








