Accolti dall’Aula di Palazzo Marino due messaggi chiari e urgenti: l’uno di rifiuto dei messaggi di xenofobia e razzismo e l’altro a favore della pace.
La stampa nazionale riporta che il prossimo 17 maggio prossimo sarebbe in programma il cosiddetto “Remigration Summit”, un raduno europeo promosso da gruppi di estrema destra che sostengono la “remigrazione”, ovvero il rimpatrio forzato degli immigrati, inclusi quelli regolari e i loro discendenti, indipendentemente dalla cittadinanza acquisita. Il tutto basato sulla cosiddetta “teoria della sostituzione etnica”, una teoria diffusa da movimenti di estrema destra, secondo cui esisterebbe un piano deliberato per rimpiazzare le popolazioni autoctone europee con immigrati provenienti da paesi extraeuropei, attraverso politiche migratorie e demografiche orchestrate da élite globali. È evidente che tale narrativa alimenta sentimenti xenofobi e razzisti, minando la coesione sociale e giustificando misure discriminatorie.
Diverse città europee hanno già adottato misure per impedire lo svolgimento di eventi analoghi, riconoscendo la pericolosità delle ideologie promosse e l’impatto negativo sulla convivenza civile.
Perciò, anche il Consiglio comunale di Milano (con due astenuti di Forza Italia, mentre i consiglieri di Lega e Fdi non erano presenti in Aula) ha impegnato il Sindaco di Milano e la Giunta comunale a farsi promotore nei confronti del Questore di Milano al fine di non autorizzazione lo svolgimento del “Remigration Summit” su tutto il territorio cittadino per scoraggiare e ostacolare qualsiasi manifestazione di supporto alle ideologie xenofobe promosse dall’iniziativa.
Il secondo documento (votato con 22 voti favorevoli e 5 astensioni di Lega e FdI), invece, ispirandosi all’articolo 11 della Costituzione, invita a rafforzare una comunità che Ripudia la guerra tramite «l’esposizione di una grafica riportante il nome della campagna e il testo dell’articolo 11 della Costituzione in uno o più luoghi pubblici individuati dall’Amministrazione al fine di promuovere i valori della campagna e dell’articolo 11 della Costituzioni nei luoghi istituzionali».
Ci è parso importante che le Istituzioni democratiche rafforzino il loro impegno nella promozione della pace, del dialogo e della diplomazia come strumenti per la risoluzione delle controversie internazionali in uno scenario internazionale segnato da conflitti che mettono a rischio la sicurezza globale e la convivenza pacifica tra i popoli.
Si tratta di un atto simbolico, ma insieme anche politico e culturale: in un mondo dove le guerre aumentano e la spesa militare continua a crescere, è necessario mettere in atto azioni concrete e visibili per diffondere messaggi che possano fare la differenza.








