L’audizione del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano, Francesco Maisto, ha fatto emergere una lettura veramente drammatica della situazione carceraria nella nostra città, tra sovraffollamento e condizioni di vita.
La Lombardia registra la situazione peggiore di tutto il Paese: la capienza regolamentare dei carceri lombardi è di 6.148 persone, ma la realtà certifica la presenza di ben 8.890 detenuti, ovvero un indice di sovraffollamento del 145%. Tra questi, l’incidenza dei detenuti stranieri è pari al 45% (4.039 persone) e quella dei tossicodipendenti è pari al 40,14% (1.516 persone).
In questo drammatico panorama, tra l’altro, dal Rapporto Antigone emerge che il dato reale del sovraffollamento a San Vittore è abbondantemente sopra il 200%: infatti i dati del Ministero certificano sulla carta 748 posti disponibili, ma in realtà ben 221 posti non sono disponibili.
Quali sono i carceri milanesi e qual è la loro situazione?
Casa Circondariale San Vittore
Direttore: reggente.
Organico di Polizia Penitenziaria: carenza di 295 unità tra organico previsto e forza operativa.
Direzione sanitaria vacante.
Sopravvitto: qualità scarsa.
Centro clinico: non funzionano i campanelli per chiedere aiuto.
Casa di Reclusione di Milano Bollate
Direttore: Giorgio Leggieri.
Organico di Polizia Penitenziaria: carenza di 80 unità tra organico previsto e forza operativa.
Cambio direzione sanitaria: incarichi e referenti equipe medica, costituzione della figura del medico di reparto, prescrizioni esami ematici, esami strumentali e visite esterne.
Aumento malati cronici.
Aumento giovani adulti.
Ampliamento area industriale e nuove opportunità di lavoro.
Sospensione dels ervizio postale per inviare denaro all’estero
Casa di Reclusione di Milano Opera
Direttore: reggente.
Organico di Polizia Penitenziaria: carenza di 137 unità tra organico previsto e forza operativa.
Cambio comandante.
Cambio direzione sanitaria.
Aumento malati cronici.
Aumento giovani adulti.
Pioggia in palestra e in diversi uffici, allagamento.
Istituto Penale per Minori Beccaria
Direttore: reggente.
Cambio comandante.
Nuovo personale di polizia penitenziaria giovane.
Sovraffollamento del 143,75%. Stranieri 60-65%.
Prese in carico SerD (Servizio Dipendenze che gestisce prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento sociale dei cittadini in stato di detenzione): 183.
Lavori di ristrutturazione.
Dal 24.3.2025 è attiva una sezione detentiva distaccata presso la Casa Circondariale D’Amato, dove sono stati trasferiti 50 giovani adulti detenuti in diversi IPM, provenienti dall’intero territorio nazionale, con la motivazione del sovraffollamento. Questo trasferimento determina, nei fatti, l’uscita dal circuito penitenziario minorile di 50 giovani adulti sopra i 20 anni, un processo accelerato a partire dal settembre 2023, che porta a separare i luoghi e le modalità di esecuzione della pena tra minorenni e giovani adulti. Nell’ultimo trimestre del 2023, infatti, sono stati 122 i giovani adulti trasferiti dagli IPM negli istituti penitenziari per adulti e nel 2024 altri 189, per un totale di 311 detenuti che, con la più recente decisione, hanno raggiunto il numero di 361.
Quali prospettive per le carceri italiane?
Il Governo annuncia di voler risolvere il problema con interventi edilizi che porteranno 384 nuovi posti dedentivi complessivi a livello nazionale entro il 2025, al costo complessivo di 32milioni di euro, con misure di ampliamento in nove istituiti penitenziari, di cui DUE a Milano, nella Casa Circondariale di Milano Opera, per un totale di 48 nuovi posti letto a fronte dei 2742 mancanti!
Queste allarmanti condizioni detentive e l’inarrestabile degenerazione che sta colpendo il mondo carcerario fanno riflettere sul significato originario della detenzione carceraria, espresso nell’Articolo 27 della Costituzione: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Occorrerebbe dunque ricondurre la carcerazione alla sua funzione residua e di extrema ratio: la pena che il condannato è chiamato a scontare è la privazione della libertà personale, che deve scontata in maniera dignitosa e rispettosa della vita umana. In questo contesto, andrebbe applicato in modo rigoroso il criterio della territorialità dell’esecuzione che rappresenta la precondizione affinché siano avviate e mantenute le attività culturali e di socializzazione, di studio e preparazione al lavoro, che sostanziano l’individualizzazione e la flessibilità del trattamento e che possono anche fornire i presupposti, nella fase dell’esecuzione, per l’accesso alle misure penali di comunità.
Inoltre, l’ordinamento penitenziario prevede le cosiddette misure penali di comunità, ovvero misure alternative al carcere che si possono realizzare al di fuori delle mura di reclusione (extra moenia) quali la semilibertà, la detenzione domiciliare e l’affidamento in prova al servizio sociale. Di questo si occupa Il sistema UEPE (Uffici di Esecuzione Penale Esterna), un’articolazione territoriale del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. Ma non ci sono investimenti in questa direzione, anzi la situazione in Lombardia e a Milano in particolare registra una carenza di organico che rallenta un processo virtuoso.
Considerato che a livello nazionale più di metà dei detenuti ha un residuo-pena di 3 anni e il 75% inferiore ai 5 anni, la domanda da farci in prospettiva è: in che condizioni usciranno queste persone? Sicuramente incattivite. Quando parliamo di sicurezza, non possiamo far finta di non sapere che sarà così. L’alternativa sono percorsi alternativi al carcere, che abbassano tassi di recidiva e alzano tassi di riscatto reale.








