Nel corso del Forum del Welfare, sono stati presentati dati allarmanti, su cui la politica deve riflettere: nel giro di venti anni (dal 1999 al 2023) a Milano c’è stato un importante aumento dei nuclei monocomponenti (si è passati dal 45% al 57%) e questo può rischiare di portare a una condizione di solitudine, che riguarda sia gli over 80 (il 60% dei nuclei di questa fascia d’età è monocomponente) che gli under 35 (l’80% dei nuclei di questa fascia d’età è monocomponente). La solitudine è dunque una condizione trasversale che riguarda tutte le età. A questo si aggiunge che, per motivi diversi, una fetta significativa della popolazione anziana e di quella più giovane è composta da persone non autosufficienti: il 25% degli over 65 ha bisogno di assistenza, mentre molto spesso i giovani non sono economicamente autonomi.
Da qui nasce la necessità di creare opportunità di incontro e socializzazione, non solo tra pari ma anche sul piano intergenerazionale, sia per far pronte alla solitudine che per offrire occasioni di aggregazione per contrastare l’esclusione e l’isolamento sociale.
La risposta viene dall’alleanza all’interno dei quartieri tra il pubblico e il privato sociale con le Case di Quartiere, che permettono di superare la frammentazione delle risposte e di valorizzare le risorse territoriali all’interno di una cornice che eroga servizi differenziati e tarati sui bisogni delle persone, delle famiglie, dei bambini e degli anziani.
Oltre a quella di via Crescenzago 56 (Municipio 3), è stata inaugurata anche la nuova Casa di Quartiere di via Val di Bondo 13 (Municipio 9) e quella di via delle Forze Armate 318 (Municipio 7). Col tempo, la rete complessiva arriverà a contare oltre 60 presidi sul territorio che rappresentano l’evoluzione e il potenziamento dei 29 centri socioricreativi culturali in capo alla Direzione Welfare e Salute e dei 35 Centri aggregativi multifunzionali (CAM) in capo alla Direzione Municipi, che amplieranno le loro funzioni e integreranno servizi diversi, dedicati agli anziani, alle famiglie e ai giovani.
Un risultato reso possibile grazie a due percorsi di coprogrammazione e coprogettazione che hanno visto la partecipazione attiva degli enti del Terzo settore, dei nove Municipi e di tutti gli stakeholders. Tra i risultati di questo iter, il trasferimento all’interno dei centri socioricreativi culturali dei venti spazi WeMi, il progetto nato nel 2016 per offrire servizi di welfare alle famiglie. L’obiettivo è di proseguire con il processo di integrazione includendo, nel breve e medio periodo, nella rete delle Case di Quartiere anche le Case delle Associazioni, il Centri di aggregazione giovanile (CAG), i Centri Milano Donna, in modo da avere un sistema di presidi eterogenei e diffusi, nell’ottica di un vero e proprio welfare territoriale.









