È stata una discussione difficile quella che ha coinvolto il Consiglio comunale di Milano sul decreto legge che il Governo ha strumentalmente battezzato “Salva Milano”, già approvato lo scorso novembre alla Camera e attualmente in discussione al Senato.
Il documento approvato dal Consiglio comunale «esprime il proprio sostegno alla conclusione positiva dell’iter di approvazione del DDL 1309 – Disposizioni di interpretazione autentica in materia urbanistica ed edilizia, strumentalmente definito Salva Milano», ma allo stesso tempo esplicita «la necessità di una successiva e rapida riforma organica complessiva della materia urbanistica, come richiesto dal Presidente di ANCI Gaetano Manfredi».
Nonostante la discussione piena di bugie e mezze verità, ho votato convintamente il documento, perché l’ipotesi accusatoria della Procura non riguarda reati di corruzione o di concussione, ma solo l’interpretazione di alcune norme, altro che abusi edilizi e traffico di influenze illecite, come ho sentito urlare. Non si tratta di un condono! Al momento risultano indagati dipendenti dell’ufficio tecnico comunale che da molti anni si sono attenuti in modo uniforme e generalizzato alle interpretazioni (ora contestate) nell’esame di tutte le pratiche edilizie nella convinzione che tali interpretazioni siano legittime. E questo non da oggi, ma già col sindaco Pisapia. Ed è vergognoso che assessori che sedevano in Giunta in quegli anni e negli anni successivi, oggi alzino la voce e facciano finta di indignarsi per ciò che è accaduto col loro stesso consenso!
Poi posso anche essere d’accordo che la politica abbia perso il senso della misura e si sia ecceduto nell’applicazione di una norma che, seppure non ha causato consumo di suolo, tuttavia lascia un segno indelebile nella città. Anche a me non piace. Ma appunto per uscire da questa ambiguità, serve una nuova norma interpretativa che chiarisca e semplifichi il quadro di riferimento.
Falsa è anche l’accusa che il Comune abbia deliberatamente rinunciato agli oneri di urbanizzazione secondari (che avrebbero potuto produrre parcheggi, verde, servizi…): è stata una legge di Regione Lombardia del 2019 che ha drasticamente ridotto del 60% questi oneri in caso di ristrutturazioni ed interventi particolari.
La riduzione del consumo di suolo è uno degli obiettivi dichiarati dell’amministrazione comunale e la riqualificazione delle aree dismesse costituisce uno dei principali, se non il principale modo per combattere il consumo di suolo. A partire dagli anni ’80, Milano è stata interessata da un massiccio fenomeno di terziarizzazione che ha portato alla dismissione di circa 40 milioni di metri quadrati di aree industriali ed ex industriali. Queste aree sono caratterizzate dalla necessità di importanti interventi di bonifica e smaltimento con costi molto elevati. Tuttavia, negli ultimi vent’anni, a Milano si stima che almeno 20 milioni di metri quadri ex industriali siano stati riqualificati: nel 2014 gli uffici dell’Urbanistica avevano individuato 281 edifici ed aree degradate, nel 2020 risultavano 178 immobili dismessi, mentre ad oggi il numero è ulteriormente sceso a 162, di cui 124 interessati da interventi di riqualificazione in corso o in progettazione.
Serve dunque un voto favorevole per sbloccare lo stato di incertezza che ha coinvolto tutto il settore edilizio: nel 2024 c’è stata una riduzione delle pratiche edilizie presentate del 70%, con conseguente ridotto incasso degli oneri di urbanizzazione pari a circa 165 milioni di euro. Inoltre, è da registrare la situazione molto critica di alcune centinaia di famiglie acquirenti degli edifici in costruzione, che si trovano nell’impossibilità di concludere l’acquisto delle unità immobiliari per entrare nella disponibilità delle stesse e che in molti casi hanno già acceso un mutuo. Ed è un vero peccato che Fratelli d’Italia e i partiti al governo abbiano provato a ricattare il centrosinistra minacciando di non votare la legge, dimostrando completo disinteresse per le famiglie, le imprese e le ricadute che ciò avrebbe sull’intera città.
Leggi il testo dell’ordine del giorno dei gruppi di maggioranza Partito Democratico, Lista Sala e Riformisti dal titolo “Disposizioni di interpretazione autentica in materia urbanistica ed edilizia”








