Esiste a Milano una Bottega Partigiana che si propone come laboratorio culturale e artistico di sperimentazione sociale: un bel mix che riunisce il miglior spirito partigiano, fatto di lotta per l’equità e la giustizia sociale attraverso un lavoro di piccoli gruppi, e l’impegno artigianale di prendersi cura delle cose e soprattutto delle persone, non fermandosi al solo lato estetico, ma guardando la sostanza, cioè contrastando quelle logiche che si fondano sull’egoismo e la prevaricazione e che producono nella collettività malessere, forme di violenza, discriminazione e individualismo.
Un progetto che deve la sua forza soprattutto a “voci di donne”, a partire dalla presidente e direttrice artistica Shirin Chehayed e poi due donne che hanno segnato gli inizi dell’impresa: Monica Maria Seksich che ha creato il logo e Maria Paola Gattermayer che ha avviato la preziosa attività dell’ufficio stampa. È molto significativo il logo dell’associazione, che racchiude la stella come simbolo della Repubblica Italiana e diversi nodi d’amore uniti in catena circolare, come simbolo di coesione, unione e solidarietà.
Bottega Partigiana gestisce il centro di produzione culturale La Fabbrica dell’Animazione. Questo spazio è situato nel complesso di case popolari di via Rivoli 4, nel centro di Milano, di fronte al Teatro Piccolo – Teatro Strehler, e collabora con enti pubblici, privati e del terzo settore. Il centro si propone di portare alla luce i prodotti d’autore con i loro valori più autentici, nelle loro più diverse espressioni, forme e linguaggi, promuovendo una nuova “ecologia della cultura”.
Nella convinzione che non esistano verità assolute e soluzioni pronte, Bottega Partigiana parte dallo studio delle esigenze socio-culturali della collettività, per arrivare a dare risposte valorizzando le peculiarità delle funzioni sociali e la capacità della comunità di includere e di aggregare.
Bottega Partigiana ha festeggiato i suoi primi 10 anni (anche se è nata in forma ufficiosa qualche anno prima del 2015) e posso confermare che, in tutte le occasioni in cui mi sono confrontata con le energie di Bottega Partigiana, ho sempre constatato l’impegno a nutrire la coscienza collettiva attraverso l’arte e la cultura, con un particolare approccio fondato sull’ironia e sulla cooperazione. attraendo insperatamente anche il favore e la simpatia delle persone più scettiche del caseggiato di case popolari in cui si trova e dimostrando, nei fatti, che si può fare una piccola grande rivoluzione culturale partendo dal basso lavorando su una forma “comunitaria” di relazione fra i cittadini.
La missione è alta e guarda lontano, aspirando a una società in cui collaborazione, competenza, onestà e ricerca del bene comune diventino “valori primari” da spiegare e insegnare nelle scuole, al pari della matematica, della storia, della geografia e dell’arte. Quindi: buon compleanno Bottega Partigiana, sei ai primi passi ma “non sei nata ieri” e sai bene su quale strada camminare per proseguire l’impegno civico a favore di un’economia sociale!









