Sei famiglie e alcuni Gesuiti sono insieme la Comunità di Villapizzone, al centro del quartiere del Municipio 8. Dal 1978 vivono insieme negli spazi di un’antica villa e nelle sue ex stalle, che hanno contribuito a ristrutturare. Da questo è nato un abitare collaborativo che ha portato un bene privato (originariamente donato da Radice Fossati) al pubblico (ora l’immobile è di proprietà del Comune di Milano). È stata fin dagli inizi la sfida di un modo di abitare innovativo per restituire relazioni e umanità in una città dove si è sempre più soli e dove i vicini sono sempre più lontani.
Sia il primo proprietario che l’attuale, il Comune di Milano, hanno messo a disposizione della comunità uno spazio per farne un luogo vivo, abitato, curato e custodito, riconoscendo a chi lo abita un importante ruolo e valore sociale sul territorio. La convinzione di fondo del progetto è la certezza che il futuro non fa paura se vissuto insieme, ma dà solidità alla famiglia e ai figli, che così possono creare fiducia e seminare fiducia ed essere insieme una risorsa buona per la comunità. Perciò ogni nucleo familiare vive del proprio lavoro, mette in comune ogni guadagno e pone al centro il valore dell’accoglienza in famiglia. Gli appartamenti in cui ciascuna famiglia vive sono pensati proprio per dare la possibilità reale di vivere l’esperienza dell’accoglienza, scoprendo giorno dopo giorno che l’apertura è commisurata al ben-essere e lo star bene è anche proporzionale all’apertura.
Da questa impostazione è nata l’Associazione di promozione sociale (APS) Villapizzone e l’Impresa Sociale Villapizzone. In questi oltre 45 anni di vita, la comunità ha accolto e si è presa a cuore più di 500 persone bisognose. Questa prima esperienza comunitaria ha dato origine a 35 comunità, a numerosi gruppi di condivisione in varie regioni d’Italia, all’Associazione Mondo di Comunità e Famiglia e alla Fondazione I Care ancora onlus, mentre l’esperienza del lavoro in comune delle prime famiglie ha contribuito alla nascita della Cooperativa Di Mano in Mano e alla cooperativa sociale Villapizzone con “qua si locanda”.
Oggi l’abitare collaborativo cambia volto e si adatta ai tempi e ai diversi modelli di famiglia. Se originariamente le case accoglievano dalle 10 alle 15 persone (proprio nella Comunità di Villapizzone, nel 1979 i coniugi Volpi hanno “inventato” l’affido familiare ante litteram, ratificato poi dalla Legge nel 1983), oggi la composizione dei nuclei familiari è più ridotta, si registra un significativo aumento dei single (solo a Milano sono il 50% della popolazione), aumentano le difficoltà per i giovani a trovare un impiego, l’età media della vita si allunga. Tutto questo fa sì che anche le esigenze abitative siano molto cambiate. Così se da un lato le coppie si avvicinano al co-housing per la mancanza di genitori a supporto delle loro esigenze familiari, anche in previsione di avere dei figli da far crescere in spazi condivisi, dall’altro ci sono anziani sempre più soli, che scelgono l’abitare collaborativo per avere un appoggio sociale e sentirsi più sicuri.
Ecco che, in risposta a queste nuove necessità lette in dialogo con la città, la Comunità di Villapizzone si è interrogata su come riuscire a reinterpretare il proprio modello per dare nuove risposte all’abitare. Per questo sono in corso i lavori di ristrutturazione di due nuovi appartamenti per giovani famiglie, desiderose di sperimentarsi in una relazione di fraternità e impegno sul territorio, passando così da sei a otto famiglie, e creare due nuovi spazi versatili da usare per accoglienze in semi-autonomia.
Questo modello può essere d’esempio e di ispirazione per la pubblica amministrazione, affinché si muova su percorsi simili di innovazione abitativa e sociale. Già dal 2014, il Comune di Milano ha avviato il progetto “Ospitalità solidale”, che proprio in queste settimane è stato rinnovato con un bando online per la concessione di alloggi per giovani under 30 (studenti o lavoratori precari), in cerca di autonomia dal nucleo familiare di origine. Il progetto ha l’obiettivo di coniugare la necessità di soluzioni abitative a costi accessibili con l’offerta di attività di vicinato solidale e servizi collaborativi, creando quindi occasioni di socialità e attivando la comunità dei residenti.
Qualche passo nella direzione di una cultura della condivisione sta prendendo piede e credo che questa sia una delle prime sfide che Milano può affrontare, non solo per dare casa a chi ne ha bisogno, ma anche per diffondere quelle che un tempo erano le “buone pratiche di vicinato” nell’ambito dell’abitare sociale e collaborativo. Non è solo un tema di tipo economico, il vero valore aggiunto di questa sfida riguarda le relazioni umane e l’incidenza di queste sulla qualità della vita dei partecipanti, fino ad affermare uno stile che possa contribuire alla difesa dell’ambiente cercando di limitare gli sprechi.









