Secondo i dati Unicef, i morti in mare nel 2024 hanno superato le 2200 vittime (cifra naturalmente approssimativa), tra cui centinaia di bambine, bambini e adolescenti. In 10 anni si stimano almeno 30 mila i migranti morti nel Mediterraneo. Una tragedia immane e senza fine.
Dal legno delle imbarcazioni utilizzate dai migranti per raggiungere le coste di Lampedusa, sono stati realizzati diversi strumenti musicali ad arco di vari colori, costruiti dai detenuti che lavorano nella liuteria del carcere milanese di Opera e suonati dall’Orchestra del Mare, dell’Accademia dell’Annunciata di Abbiategrasso, diretta dal maestro Riccardo Doni.
Il progetto “Metamorfosi”, promosso dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti in collaborazione con il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, è portatore di un grande messaggio di solidarietà e racconta la trasformazione di oggetti di scarto trasformati in strumenti capaci di diffondere armonia e speranza, proprio grazie al lavoro di persone detenute. Un progetto per cambiare lo sguardo, soprattutto dei più giovani, sulla realtà dei migranti, che spesso viene rimossa, guardata con indifferenza o affrontata e raccontata in modo ideologico.
Il debutto della “Orchestra del mare” è stato il 12 febbraio 2024 al Teatro La Scala di Milano. Ne sono poi seguiti altri. Il 3 ottobre scorso, in occasione del triste anniversario del tragico naufragio dei migranti a Lampedusa nel 2013, ho potuto partecipare al concerto del “Quartetto del mare” presso la Basilica di Sant’Ambrogio, organizzato dall’Associazione Realmonte e dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ospita nella sede di via Carducci una delle barche realizzate con il legno dei “barconi”, ora restaurata.
Tra le tante manifestazioni legate a questo progetto, ho potuto ammirare la mostra fotografica di Margherita Lazzati dal titolo “Il porto che non c’è”, allestita presso Fondazione Ambrosianeum a Milano. Le foto documentano la straordinaria storia di trasformazione di un legno a cui era stata affidato il destino di un viaggio, poi destinato alla rottamazione e che, attraverso il lavoro di maestri liutai e persone detenute, è diventato musica e testimonianza di un dramma contemporaneo che vede il Mediterraneo non più come luogo d’incontro di culture, ma come il più grande cimitero d’Europa.
Infine, una delle chitarre realizzate nel carcere di Opera è giunta anche nella mia comunità pastorale e, pochi giorni prima di Natale, è servita per animare musicalmente la celebrazione eucaristica domenicale in tutte le chiese della comunità: un legno di scarto ha restituito bellezza, armonia e commozione ed è stato consegnato a ciascuno di noi affinché diventi memoria collettiva, per non dimenticare il dramma infinito del nostro tempo.









