Se lo stato dell’editoria in Italia si muove faticosamente tra disaffezione alla lettura, disinformazione e fake news, un antidoto c’è: esiste un buon giornalismo che unisce da un lato un servizio informativo e dall’altro offre un contributo di confronto e di dialogo fra cittadini e istituzione.
“Dai Nostri Quartieri” è esattamente la risposta all’impegno di dare ai cittadini notizia di quanto avviene sul territorio e creare luoghi di cultura e scambio sulla vita del quartiere, in collaborazione col livello più alto dell’istituzione, ora il Municipio 3, ora il Comune di Milano.
L’efficacia di questo generoso progetto sta tutta nella capacità di trovare contenuti costruttivi e non scontati e di dare spazio ad argomenti che altrimenti non verrebbero trattati da altre testate per la loro alta localizzazione e conseguente scarsa notiziabilità al di fuori del territorio di riferimento.
Tuttavia, succede anche che il giornale di quartiere trasformi fatti particolari in notizie e renda giornalismo ciò che normalmente non viene trattato come tale. “Dai Nostri Quartieri” c’è riuscito, per esempio, mobilitandosi in occasione del 70° anniversario del film “Miracolo a Milano”, organizzando banchetti di raccolta firme e raccontando tra le pagine del giornale la storia di una città che avanzava con prepotenza verso la periferia. Il risultato ha portato all’intitolazione di un Giardino a Zavattini e poi uno ad Anna Carena e alla realizzazione del murale in via Valvassori Peroni, per lasciare traccia nel quartiere di un grande capolavoro cinematografico.
Ho sostenuto anch’io questi progetti, perché credo che sia importante continuare a interrogarci sulle grandi trasformazioni urbanistiche di una città in evoluzione che deve saper includere e affrontare le nuove (e vecchie) povertà.
Quali sono gli ingredienti di questo successo? Innanzitutto la forte identità locale, il riferimento territoriale, la stretta collaborazione con le associazioni del quartiere, le generose forze di volontariato che vi lavorano. Tutto questo si chiama “cittadinanza attiva” ed è la testimonianza più preziosa che raccogliamo con gratitudine da questi “primi” 50 anni di impegno! E allora auguri per i prossimi 50!








