Alla Camera è stata votata la norma recante “Disposizioni di interpretazione autentica in materia di urbanistica ed edilizia”, una legge che cerca di mettere ordine nel guazzabuglio che si è creato a Milano (ma non solo): cantieri, ma anche edifici vissuti, messi sotto sequestro da parte della Procura.
Le indagini – partite da una serie di denunce dei comitati cittadini – vertono sull’applicazione di una procedura semplificata (la cosiddetta SCIA, Segnalazione Certificata di Inizio Attività), pratica che ha comportato interventi di abbattimento di strutture dedite ad altro, per poi ricostruirvi edifici residenziali. I comitati contestano che le nuove costruzioni andrebbero accompagnate dalla predisposizione di piani particolareggiati, che dovrebbero prevedere la realizzazione di opere a carico del privato ma di uso pubblico, quali verde, palestre, scuole. Invece, la procedura di SCIA solleva il privato da quest’obbligo, comportando l’abbattimento degli oneri dovuti, che tra l’altro erano già stati abbassati dal Comune di Milano tramite lo strumento del Piano di Governo del Territorio (modificati nel 2023 per riadeguarli).
Questo mix di situazioni dovute a una diversità interpretativa della norma (nel caso specifico, il diritto penale non collima col diritto amminsitrativo), secondo l’accusa, avrebbe portato a un indebito arricchimento dei privati, che avrebbero goduto di procedure semplificate e alleggerite da una serie di obblighi, danneggiando così la collettività. In realtà, è la legge regionale lombarda che dà autonomia allo strumento urbanistico, per cui l’interpretazione autentica della norma relativamente alla ristrutturazioni di aree industriali permetteva di trattarle appunto come ristrutturazioni, mentre veniva contestato il fatto che fossero nuove costruzioni.
Con la norma votata alla Camera, si è chiarito che cosa si debba intendere come ristrutturazione e si è confermato che, se l’area dell’intervento è già urbanizzata, l’operatore privato è sollevato dal dover redigere e realizzare un piano particolareggiato. Sul fronte giudiziario, dunque, ci saranno gli sviluppi conseguenti.
Cosa dire, invece, dal punto di vista politico? Possiamo certo criticare alcune scelte fatte, che riproducono un’idea di città che non condividiamo in tutto e per tutto. Tuttavia, propongo alcune considerazioni.
1. Innanzitutto, Milano raccoglie il 45% degli investimenti immobiliari in Italia. Questo dato impressionante ha permesso a Milano di poter garantire servizi di qualità, nonostante evidenti campagne politiche avverse (pensiamo alla malagestione dei fondi del Trasporto Pubblico Locale da parte di Regione Lombardia), e a fare investimenti come la nuova linea M4.
2. Milano fino a pochi anni fa aveva il 40% del territorio comunali occupato da aree industriali abbandonate o dismesse. Questi luoghi, ricettacolo di possibili occupazioni abusive e di problematiche igienico sanitarie, costituiscono un problema dal punto di vista della qualità della vita dei quartieri. Quindi ristrutturare, bonificare, infrastrutturale e trasformare era ed è necessario per presidiare un territorio e garantire sostenibilità.
3. È sempre il Comune ad avere la principale leva per governare l’edificazione della città. Il Piano di Governo del Territorio è infatti lo strumento a cui bisogna fare riferimento: la scelta del centrosinistra, sin dal 2011 con la giunta di Giuliano Pisapia, è stata quella di riqualificare queste aree favorendo l’intervento dei privati con procedure semplificate. Questo meccanismo comporta, necessariamente, una capacità contrattuale da parte del Comune: rendere più semplici le pratiche non vuol dire lasciare che siano i privati a decidere cosa e quanto costruire.
È qui che si dovrebbe giocare davvero la partita sull’urbanistica: il nuovo Piano di Governo del Territorio in fase di redazione deve rispondere ai dubbi che la precedente versione ha lasciato, rafforzando il protagonismo del Comune e investendo sugli spazi e servizi pubblici, su case a prezzi abbordabili per i giovani e quartieri con il giusto equilibrio tra innovazione e qualità della vita. Serve, in sostanza, che la politica torni ad essere protagonista, guidando lo sviluppo della città e trovando le soluzioni che le sfide dei nostri tempi ci pongono.








