Come vicepresidente del Consiglio comunale di Milano, ho dato il benvenuto a Palazzo Marino, presso Sala Alessi, ai convenuti per un seminario di riflessione e approfondimento su un tema tanto delicato quanto attuale.
Con questa iniziativa abbiamo voluto dare il segnale che la politica ha il coraggio di affrontare questioni delicate e difficili di cui si sente un bisogno di dibattito pubblico: insieme alla morte, questo è un tema che tocca la vita, il nostro entrare in relazione con gli altri, il nostro “stare” nelle situazioni più critiche e dolorose e trovare un equilibrio tra la libertà di scelta individuale e la difesa della vita come responsabilità collettiva. Due principi fondamentali della nostra convivenza civile, che compongono la dignità della persona, titolare di diritti indivisibili: non possiamo prenderne uno e ignorare l’altro, vanno entrambi riconosciuti e garantiti nella relazione e nel non abbandono alla solitudine.
Questo diventa difficile in un contesto dove punti di vista e sensibilità diverse oggi rischiano di sovrapporsi più che confrontarsi a livello razionale, ma con quel portato di sentimenti e aspetti valoriali che forse nessuno riesce a dimenticare. E mi pare sia bene così.
Oggi vogliamo affrontare questo tema, che ancora non ha trovato soluzione, senza nasconderci e senza rimandare le nostre responsabilità politiche, senza rinunciare a fare scelte ardue, auspicando una positiva “contaminazione” fra culture e posizioni che esprimono idealità diverse e percorsi diversificati, come è nel DNA originario del nostro partito. Anche e soprattutto in momenti come questo va garantito lo spazio di una pluralità.
Siamo tutti d’accordo che lasciare il Paese senza una legge è gravissimo e obbliga chi vuole il «fine vita» a doversi rivolgere ai tribunali.
Sono convinta che debba essere il Parlamento ad esprimersi su una legge nazionale sul fine vita, per evitare una legislazione frazionata e differenziata di regione in regione.
Il Partito Democratico, già nella scorsa legislatura, aveva lavorato per garantire un faticoso punto di equilibrio tra la libertà di scelta e la difesa della vita con la proposta di legge Bazoli, un testo che aveva avuto un consenso quasi unanime all’interno del partito e l’approvazione anche di membri del centrodestra, al tempo all’opposizione. Col nuovo corso legislativo, la proposta di legge è stata ripresentata in Parlamento, ma la maggioranza attualmente al governo non sta agevolando l’iter di discussione.
A livello locale, l’urgenza del momento è imposta dalla calendarizzazione della proposta di legge Coscioni all’interno del Consiglio Regionale della Lombardia che, dopo numerose audizioni, sta ora lavorando a una serie di emendamenti per modificare la proposta e trovare la procedura migliore, all’interno del Servizio sanitario pubblico, per rispondere agli appelli espressi dalla Corte Costituzionale alla politica. Il capogruppo PD in Regione, Majorino, ha sottolineato come la mancanza di una norma in materia sia fonte di diseguaglianze sociali.
Noi non ci sottraiamo al dibattito, anzi io per prima l’ho chiesto e lo incoraggio, perché credo che servano vari spazi culturali di confronto serio, perché se è vero che la norma, la legge è sì generale e astratta, deve nascere comunque da un comune sentire.
Come Partito Democratico credo che dobbiamo essere molto orgogliosi di avere una nostra proposta di legge, che probabilmente andrà incrementata e ampliata con le nuove indicazioni della Corte Costituzionale (rilanciate con l’ultimo pronunciamento del luglio scorso), ma che è già un buon punto di partenza e di riferimento e lascia spazio al Pd per un protagonismo costruttivo.
Questo seminario ha l’ambizione di voler dimostrare che la politica vuole essere all’altezza delle sue responsabilità e del suo ruolo, non ignora il problema né tantomeno le sofferenze – anche lunghissime – che fino ad oggi non hanno trovato risposta legislativa.
Il seminario ha avuto due momenti.
1. Il tavolo medico–scientifico ha esaminato il merito del problema;
2. Il tavolo giuridico-costituzionale ha approfondito il contesto legislativo che ha ispirato i criteri etici e giuridici della nostra Costituzione, che fa da punto di riferimento per l’elaborazione normativa.
La fatica della politica è trovare un equilibrio tra il rispetto per la dignità dell’esistenza (indisponibilità della vita) da un lato e il rispetto per la capacità di autodeterminazione della persona dall’altro, vigilando sul pericolo di cedere alla tentazione individualista di dire che sulla vita ognuno decide per conto proprio. Non si nasce soli. E non vorremmo che si morisse soli: la vita è relazione, la cura è relazione. E in questa relazione dobbiamo definire i confini di una legge che assicuri la ricerca del “bene maggiore” delle persone in quella situazione e nel preciso contesto in cui si trovano a vivere.









