La dott.ssa Debora Comini, già UNICEF Regional Director for East Asia and the Pacific, è da poco tempo rientrata in Italia (dopo 39 anni in giro per il mondo) e ha voluto condividere la sua pluriennale esperienza in diversi contesti del mondo per affermare e difendere i diritti dei minori, a partire dai territori di crisi.
La curva di crescita della popolazione urbana rivela che entro il 2023 crescerà significativamente la popolazione delle città. In Europa già oggi si registra un 74% di persone concentrate nelle città, a cui si aggiungeranno circa 2 milioni di nuovi abitanti. Questa urbanizzazione accelerata costringe a delle riflessioni su ciò che succede nelle città e sull’impatto che avrà sull’infanzia.
Oggi assistiamo ad una transizione demografica che non è una peculiarità solo italiana: a livello mondiale, entro il 2030 ci sarà un crollo della popolazione infantile che arriverà a meno 70milioni e, entro il 2050, arriverà a meno 110 milioni.
UNICEF promuove le Child-friendly Cities perché, quando una città e le sue politiche sono a misura dell’infanzia e garantiscono il bene-stare dei più piccoli, fanno bene a tutta la popolazione. Oggi questa comunità raggiunge 3000 città nel mondo e 30milioni di bambini e mira a realizzare le linee guida della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’ONU, adottata nel 1989.
Le politiche pubbliche di una città sono dunque radicate nel bene superiore del bambino, non nel profitto, non nella ricerca dei consensi. Per fare questo, è importante prendere decisioni a partire da dati reali, in grado di misurare per esempio varie forme di violenza domestica, discriminazione ed emarginazione. Una città amica dell’infanzia si impegna a produrre dati misurabili e verificabili nella vita reale (non nelle intenzioni) per capire l’impatto delle politiche dell’infanzia.
Quando parliamo di diritti va sottolineata la loro interrelazione, interdipendenza e indivisibilità: i diritti dei bambini sono complessivi e non possono essere trattati singolarmente dai vari settori organizzativi: non possiamo concentrarci nella realizzazione di un solo diritto, perché questo avrà delle ripercussioni positive o negative sugli altri (un bambino vittima di violenza avrà probabilmente difficoltà ad esercitare il suo diritto allo studio; una bambina con disabilità non solo non deve essere discriminata nell’accesso alle cure, ma avrà bisogno di attenzione speciale per il suo acceso al gioco, alla partecipazione).
Le responsabilità delle amministrazioni pubbliche toccano anche il ruolo e l’impatto del settore privato nei confronti dell’infanzia, perché stabiliscono anche per il privato standard comparativi (per esempio il controllo di qualità delle strutture scolastiche private oppure la qualità dell’aria, la sicurezza informatica).
Infine è stato sottolineato il diritto alla partecipazione, ovvero il diritto dei bambini e delle bambine ad essere ascolti e presi in considerazione in tutte le decisioni che li riguardano, compatibilmente con la loro età. Tale diritto alimenta l’abitudine all’esercizio attivo della cittadinanza, forma coscienze civiche, predispone ad essere civicamente attivi nella vita adulta e a poter esprimere tutto il proprio potenziale.
Il Forum dell’Infanzia è stato una settimana di convegni, eventi, laboratori, workshop, attività didattiche e incontri dedicati a bambini, bambine, famiglie e mondo dell’educazione e della scuola. Tutto ciò ha alimentato uno spazio di conoscenza un dibattito culturale tra gli attori della comunità educante e delle realtà che svolgono formazione per ribadire l’impegno della città di Milano ad essere una città educativa.








