Da sempre io sono contraria alla gestazione per altri, altrimenti detta anche “utero in affitto”, perché non rispetta il bambino e mercifica il corpo della donna “per contratto”.
In Italia la gpa è già reato da vent’anni (Legge 40 del 2004) ed è dunque punibile con un intervento diretto del Ministero della Giustizia, basta che chieda che si proceda. Richiesta che non è mai stata avanzata! Con la nuova norma, approvata dal Senato, si estende la perseguibilità del reato anche per chi la pratica all’estero. Ma se in Italia non è mai stato fatto un intervento prima, se non c’è stato il minimo impegno per perseguire la promozione e la pubblicità della gpa fino ad oggi, chi vigilerà perché si rispetti la nuova integrazione della legge? Il sospetto è che servirà solo a colpire le coppie omosessuali, mentre la stragrande maggioranza di coloro che la praticano sono coppie eterosessuali (almeno il 90%).
Per questo non mi esalta l’approvazione della legge che definisce l’utero in affitto “reato universale”, perché, nonostante il suo significato simbolico, rischia di essere solo una battaglia di bandiera, che cela molte ipocrisie e incoerenze da parte della maggioranza di governo che l’ha voluta (basti pensare all’amicizia tra la Presidente del Consiglio e il noto miliardario Elon Musk, che ha più di un figlio nato con gestazione per altri!). Inoltre sarà di difficile applicazione: tutti i giuristi, anche quelli contrari alla gpa, la definiscono un abominio giuridico; ma soprattutto, non affronta e quindi non risolve il problema della tutela dei minori, come ha invece già sollecitato più volte la Corte Costituzionale. Oltretutto, non si pone il problema – quasi non esistesse – di come gestire i nuovi rapporti con gli Stati che l’ammettono e quelli che la condannano, pensiamo ad esempio ai genitori con doppia cittadinanza. Ciò rende ancor più problematici i rapporti internazionali.
Per me il vero problema è difendere e garantire la possibilità di realizzare un progetto di genitorialità in funzione del figlio e sostenere il valore progettuale che ha l’attesa di un bambino, senza calpestare il sottile confine che divide diritto e desiderio. C’è dunque anche un tema sanitario relativo alla preservazione della fecondità nel nostro Paese: a 7 anni dall’approvazione della norma Lorenzin, andrebbe potenziato il Sistema Sanitario Nazionale (sia nel pubblico che nel privato convenzionato) che garantisce l’accesso della procreazione medicalmente assistita, omologa ed eterologa.
Insieme a questo, mi sono più volte espressa anche sull’urgenza di rivedere e ripensare l’intero sistema delle adozioni – sia nazionali che internazionali – all’interno del complessivo quadro delle politiche familiari, anche avendo il coraggio di confrontarci su una riforma che le estenda ai single e alle coppie omosessuali. Per esempio vanno rese più snelle, in termini di tempistiche e di onerosità, le procedure per accedere all’adozione ordinaria e all’adozione in casi particolari.







