Il mattino del 20 ottobre 1944, gli aerei americani della Air Force, dopo aver compiuto una missione nell’area nord di Milano, scaricarono alcune bombe residue sulla città. Una di queste sfondò il tetto della Scuola “Francesco Crispi” di Gorla, si infilò nella tromba delle scale ed esplose nella cantina dove si erano rifugiati i bambini, uccidendone centottantaquattro. Nella città di Milano, in quel giorno, vi furono 614 vittime estratte dalle macerie, oltre ad alcune centinaia di feriti.
Per tutta la settimana il Comune di Milano insieme al Comitato Piccoli Martiri di Gorla (nato subito dopo il bombardamento per volontà dei genitori delle piccole vittime) e a numerose associazioni, ha organizzato diverse iniziative per ricordare quel tragico evento e riflettere ancora una volta sulle atrocità della guerra, in qualsiasi tempo e luogo divampi. Quello che succede oggi, non lontano da noi, ha causato e sta causando ancora troppe drammatiche vittime innocenti.
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto portare l’omaggio dell’Italia intera ai piccoli martiri di Gorla visitando il monumento, fermandosi in silenzioso raccoglimento dinanzi all’imponente scritta “Ecco la guerra” e poi abbracciando gli ultimi sopravvissuti, ormai ultraottantenni, e i familiari tra cui fratelli e sorelle minori e nipoti di chi morì quel giorno di ottanta anni fa. Quest’opera, su proposta dell’Amministrazione comunale e con provvedimento del Ministero della Cultura del settembre scorso, è stata dichiarata Monumento nazionale e di interesse culturale particolarmente importante.

Io ho assistito alla proiezione in anteprima assoluta all’Anteo, Palazzo del Cinema, del documentario “Finché sono al mondo”, di Mario Calabresi e Silvia Nucini: una lettura storica, intensa e toccante, che fa rivela tutta la drammaticità e la crudezza dell’evento bellico. Il documentario è disponibile su RAI Play.

Scuote la coscienza in un impegno sempre più convinto per la pace anche l’interpretazione teatrale “Gorla fermata Gorla”, realizzata dal magnifico Renato Sarti del Teatro della Cooperativa e andata in scena al Piccolo. Teatro civile, politico, sociale, che riesce a raccontare storie personali – tragiche e fragili al tempo stesso – e renderle memorabili, fino a lanciare un forte messaggio civile che travalica la memoria e diventa denuncia di ogni male e di ogni guerra.







