Un tema che mi è molto caro è la ricerca di un equilibrio tra la vita familiare e la vita professionale, il cosiddetto work-life balance. Questo percorso comprende quelle azioni messe in campo dalle aziende quali l’orario di lavoro flessibile, il rispetto del tempo libero, un’attenzione alla qualità della vita ed eventualmente benefit particolari quali un sistema di welfare aziendale.
Ma in un Paese dove una donna su 5 lascia il lavoro dopo il primo figlio per la mancanza di servizi di assistenza (41,7%) o perché fatica ad organizzare i due piani di vita (il 21,9%) e dove il gender gap è ancora molto elevato (dati del rapporto INPS pubblicato in questi giorni dicono che la retribuzione femminile è inferiore del 29% rispetto a quella maschile, con un divario che si accentua fino al 40% per le lavoratrici madri), dobbiamo affrontare il problema da un punto di vista culturale. L’Italia è ancora il Paese dove le madri si dimettono, hanno carriere più fragili, fanno meno figli (CENSIS 2024: 1 coppia su 4 ha figli), perché non vogliamo dover scegliere tra lavoro e famiglia e l’occupazione femminile non decolla perché in realtà tutte le donne pagano lo stigma di poter essere potenzialmente madri.
Su circa 15.000 lavoratori del Comune di Milano, più della metà sono donne (8.679), di cui sotto quelle i 30 anni sono solo 312); l’età media delle lavoratrici all’interno dell’amministrazione comunale è di 51,97%. Ma solo 68 sono le dirigenti e hanno un’età media poco superiore ai 54 anni.
Ho già raccontato in altre occasioni il bellissimo progetto di formazione MAAM – Maternity as a Master (la maternità è un master), adottato anche dal Comune di Milano, che invita a ribaltare la prospettiva: la maternità, ma direi la genitorialità e anche tutto il delicatissimo e complesso lavoro di cura di caregiver in generale non sono un costo per l’azienda e la società, bensì un’opportunità formativa perché sviluppano e allenano proprio le competenze più ricercate dal mondo del lavoro, quali senso di responsabilità, gestione del tempo, capacità di comunicazione, competenza organizzativa, abilità di fare più cose insieme, capacità di collaborazione, capacità di decisione, intelligenza emotiva, creatività, abilità nel ricomporre i conflitti…
Proprio in questi giorni, assieme al gruppo Terziario Donna di Confcommercio, il Comune di Milano ha presentato “Geni.A.L – Genitori al Lavoro” un corso di formazione accessibili a tutti, gestito da coach professionisti, per coppie e famiglie, pre o post nascita, per sensibilizzare rispetto a tutte le opportunità, gli strumenti e le norme in termini di diritto di famiglia e politiche di conciliazione, per acquisire consapevolezza sulla riorganizzazione dei costi e dei tempi, e sviluppare dimestichezza su come bilanciare i carichi nella coppia, evitando che mamme o papà debbano sacrificarsi per la cura dei figli fino a lasciare il lavoro. Il corso prevede tre moduli, uno psicologico, uno economico e uno organizzativo, che diano anche indicazioni pratiche su come gestire le spese, conciliare vita privata-lavoro, perché riorganizzare il benessere familiare può costituire una positiva innovazione in termini sia pratici che formativi, funzionale ad agevolare quei cambiamenti culturali di cui abbiamo bisogno.
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Poi certo non ci nascondiamo e non ci tiriamo indietro di fronte al dato di realtà che chiede alle istituzioni più impegno per realizzare le strutture e mettere in pista i servizi necessari. Su questo versante, il Comune di Milano sta realizzando 7 nuove scuole (tra nido, infanzia, primaria, secondaria) con fondi PNRR; tra le priorità del prossimo assestamento di bilancio, abbiamo chiesto di supportare l’ecosistema educativo integrato dei servizi zero-sei e di ampliare i posti nido; resta una priorità dell’Amministrazione sostenere e difofndere sempre più il tempo scuola con pre e post-scuola dedicati a circa 5000 bambini, per venire incontro alle esigenze lavorative delle famiglie.






