Palazzo Reale ospita due mostre che segnano la storia dell’arte moderna in contemporanea.
Fino al 26 gennaio 2025: “Munch. Il grido interiore”, un’ampia retrospettiva che celebra Edvard Munch (Norvegia, 1863 -1944) con un percorso di 100 opere che raccontano l’intero percorso umano e artistico dell’artista attorno al “grido interiore”, al suo saper costruire, attraverso blocchi di colore uniformi e prospettive discordanti, lo scenario ideale per condividere esperienze emotive e sensoriali: un processo creativo che sintetizza osservazione, memoria ed emozione. È sorprendente constatare come Munch riesca a rappresentare col colore i moti dell’anima, facendo emergere il significato tragico della vita.
Protagonista indiscusso nella storia dell’arte moderna e tra i principali artisti del XIX secolo, Munch è considerato un precursore dell’Espressionismo, oltre ad essere un maestro nell’interpretare le angosce e le aspirazioni più profonde dell’animo umano. I suoi volti senza sguardo, i paesaggi stralunati, l’uso potente del colore, la necessità di comunicare i propri sentimenti e le proprie ansie sono riusciti a trasformare le sue opere in messaggi universali e Munch in uno degli artisti più iconici del Novecento.
Fino al 2 febbraio 2025: “Picasso, lo straniero”, una mostra che, attraverso 90 opere, racconta il grande artista da un punto di vista inedito, attraverso temi artistici, politici e di attualità.
Grazie a un approccio multidisciplinare – che mette insieme quadri, ceramiche, sculture, accompagnati da video, foto e documenti presi dagli archivi della polizia francese –, la mostra racconta il periodo in cui Picasso visse in Francia e in cui diventò il grande artista che tutti conosciamo. La sua opera, però, non fu semplice e lineare, anzi fu attraversata dalla sofferenza dall’essere trattato come uno straniero indesiderato in terra francese. La Francia, infatti, gli rifiutò la richiesta di cittadinanza nel 1940, sulla base di false accuse di estremismo politico che si accompagnarono al disprezzo per la sua arte.
Una mostra che ci riporta all’attualità dei giorni nostri e non può non farci riflettere sulle responsabilità di un’Europa che esclude e che respinge e non si accorge – chissà? – delle potenzialità che invece potrebbero derivare da una buona politica di accoglienza e di integrazione…








