Mentre la politica affronta il tema dello ius soli1 o ius scholae2 o ius culturae3 a stagioni alterne e senza giungere a una conclusione, io ho sottoscritto una proposta che permetterebbe ai cittadini maggiorenni di ottenere la cittadinanza italiana dopo 5 anni di presenza legale sul territorio nazionale, anziché l’attesa di 10 anni come prevede la oggi la legge.
Il termine di 5 anni era già previsto dalla legislazione prima del 1992 ed è il limite previsto da diversi altri Stati europei.
In Italia, le persone in possesso di questi requisiti che potrebbero beneficiare direttamente o indirettamente (figli minori conviventi) dell’intervento proposto sono circa 2,5 milioni.
Ma non resta più molto tempo per far vincere questo impegno di civiltà: il termine per la raccolta delle 500mila firme necessarie alla promozione del referendum è il 30 settembre. Quindi bisogna velocemente spargere la voce: si può facilmente firmare online direttamente sulla piattaforma del governo in soli 2 minuti, accedendo con Spid o carta di identità elettronica.
Come si ottiene oggi la cittadinanza?
La Legge 91 del 5 febbraio 1992 (articolo 4, 2° comma) riconosce il diritto ai ragazzi nati in Italia da genitori stranieri di diventare cittadini italiani al compimento dei 18 anni presentando una semplice dichiarazione di volontà all’Ufficio di Stato Civile del proprio comune di residenza.
È importante sapere che il Comune di appartenenza è tenuto, in base all’articolo 33 della Legge 98/2013, ad informare i cittadini stranieri, nel corso dei 6 mesi precedenti il compimento dei 18 anni, della possibilità di richiedere la cittadinanza italiana entro il compimento del diciannovesimo anno d’età. In mancanza di tale comunicazione, la richiesta potrà essere effettuata anche dopo i 19 anni.
Inoltre, sempre in base all’articolo 33 della Legge 98/2013, non sono imputabili, ai fini della dimostrazione della residenza legale ininterrotta, inadempimenti riconducibili ai genitori (esempio: iscrizioni anagrafiche tardive o mai effettuate dai genitori) o agli uffici della Pubblica amministrazione. Il possesso del requisito della residenza ininterrotta potrà, pertanto, essere dimostrato con ogni possibile documentazione idonea (certificati medici, scolastici o altro).
Lo status di cittadino italiano permette ai ragazzi nati e cresciuti in Italia di accedere ai diritti civili e politici in condizioni di parità con i coetanei italiani, ad esempio:
– Essere iscritti alle liste elettorali e votare
– Muoversi liberamente all’interno dei paesi dell’Unione Europea
– Accedere ai concorsi pubblici e quindi lavorare per gli enti pubblici
Poiché la legge italiana consente la doppia cittadinanza non è necessario rinunciare a quella del Paese di origine e ai diritti ad essa connessi; tuttavia alcuni Paesi non permettono il mantenimento della cittadinanza precedente una volta acquisita un’altra, quindi se si è interessati a non perdere la cittadinanza del Paese di origine sarà necessario chiedere informazioni al Consolato competente.
È possibile rendere la “dichiarazione di acquisto della cittadinanza italiana” se si possiedono i seguenti requisiti:
– Nascita in Italia da genitori stranieri
– Residenza legale in Italia senza interruzioni fino al compimento dei 18 anni
– Possesso di un titolo di soggiorno
– Iscrizione all’anagrafe del Comune di residenza
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1. Lo ius soli prevede il diritto di cittadinanza per esser nato in un certo Paese. Approfondimenti sul sito di Save the children.
2. Lo ius scholae propone l’acquisizione della cittadinanza dopo aver compiuto un certo ciclo di studi.
3. Lo ius culturae definisce una proposta di legge – approvata dalla Camera nell’ottobre del 2015, fermatasi al Senato nel 2017 – che prevedeva l’acquisizione della cittadinanza per i minori stranieri nati in Italia o entrati entro il 12esimo anno di età, che avessero «frequentato regolarmente per almeno cinque anni uno o più cicli presso istituti scolastici del sistema nazionale, o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali», ovvero la proposta di legge condizionava la cittadinanza al superamento con successo di un certo ciclo scolastico.






