Dopo il grande evento delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi, lo sport viene celebrato “alla grande” anche a Milano. In occasione del Csi Day per l’80° anniversario, è stata allestito un grande villaggio dello sport che ha occupato tutta piazza Duomo. Protagoniste sono state centinaia e centinaia di piccole società sportive d’oratorio, di quartiere, di periferia che ogni giorno promuovono lo sport per il benessere dei singoli e della società.
Così la festa è diventata una celebrazione che ha coinvolto passato, presente e futuro: «Di sicuro celebriamo la storia – ha spiegato il Presidente Massimo Achini – perché sentiamo la bellezza di un’eredità in cui lo sport dell’oratorio ha fatto la storia dello sport, ma anche del nostro Paese. Celebriamo il presente e la bellezza di vivere l’anno degli 80 anni del CSI in concomitanza con l’anno più vitale e da record del CSI di Milano, per iscrizioni ai campionati e alla formazione ma anche per la vivacità delle attività proposte. Festeggiamo poi il futuro con una convinzione: che lo sport in oratorio non sia qualcosa cui guardare con una dolce nostalgia ma con grande determinazione per affrontare e risolvere la questione educativa dei giovani che resta la partita più complessa che resta sul tavolo».
Il Comitato Sportivo Italiano è la più longeva polisportiva attiva in Italia: fondato nel 1944 a Roma, oggi conta 154 comitati provinciali, tra cui quello di Milano – il secondo per ampiezza – con 630 società affiliate, 130 mila atleti tesserati distribuiti in 450 oratori che hanno ospitato, nella stagione 2023-2024, 31.385 gare.
In occasione dell’80°, l’Arcivescovo Mario Delpini ha enunciato con profonda passione il suo Editto, segno dell’attenzione che la Chiesa ambrosiana riserva allo sport di base come strumento educativo e di crescita umana e cristiana:
«Lo sport del Csi è per tutti: tutti sono chiamati.
Lo sport del Csi fa bene a tutti, nelle vittorie e nelle sconfitte.
Lo sport del Csi non è tutto: non c’è solo il gioco, ma anche la vita, la festa, gli amici… le energie non si esauriscono nello sport.
Lo sport del Csi va dappertutto, la bellezza dell’esperienza educativa del Csi va dappertutto ed è una proposta per lo sport italiano».
L’invito e l’auspicio dell’Arcivescovo è che il Csi sia capace di fare la differenza e aiutare i giovani ad uscire dall’isolamento, trovando nuovi modi per esprimere le proprie qualità: «Chiedo al Csi di trasformare un’abitudine. Incoraggio ogni forma di “terzo tempo”, ma penso anche a gesti da introdurre nel protocollo prima della gara, in occasione dell’ingresso in campo. Nel caso delle partite di calcio le due squadre entrano in campo in fila indiana con i giocatori mischiati e non più una squadra da una parte e una dall’altra. Sembra banale, ma non lo è. Chiunque, vedendo quella partita, dirà: “Perché vanno così?”. La risposta è semplice. Perché prima e dopo la partita vogliamo favorire la relazione tra ragazzi e ragazze delle due squadre. Per le sfide di pallavolo e basket, chiedo che prima del fischio iniziale si formi un cerchio con i giocatori mischiati e di fare tutto insieme il tradizionale “urlo pre-partita insieme”. Si tratta di segni, ma che parlano e dicono del desiderio di cambiare lo sport per fare in modo che sempre di più esprima tutte le meravigliose potenzialità educative che contiene».









