Riformare l’istruzione tecnica e professionale potrebbe avere tre obbiettivi ambiziosi, strategici e immediati: sostenere la crescita economica, puntare a un’occupazione non precaria e trasformare in valore l’emigrazione economica.
Presso la Fondazione Ambrosianeum, si è approfondito l’argomento a partire dal libro “Ricostruire l’istituzione tecnica” con l’autore Valerio Ricciardelli, Chiara Lupi e Patrizio Bianchi, con una discussione sull’urgenza di ricostruire l’istruzione tecnica, segmento strategico dell’ordinamento scolastico per sostenere una crescita economica e occupazionale non precaria e trasformare in valore l’emigrazione economica.
È emerso in modo chiaro che è necessario avvicinare i sistemi produttivi e occupazionali da un lato e le scuole dall’altro, per crescere competenze specifiche. L’autonomia scolastica permette appunto a ciascuna scuola di mettersi in contatto e di sfruttare le potenzialità del territorio in cui è inserita, portando competenze e capacità innovativa.
Purtroppo, il commento di Ricciardelli è che si tratti di «una riforma completamente decontestualizzata dalla realtà. Chi ne discute non conosce l’argomento, ed è grave».
L’istruzione tecnica è la leva strategica per far crescere il Paese, come lo è stato in passato, quando un segmento del nostro ordinamento scolastico ha saputo offrire istruzione tecnica di qualità, che ha permesso all’Italia di diventare competitiva. Oggi invece il sistema educativo non è allineato col mondo del lavoro: 66,7% degli occupati chiedono riduzione del tempo lavoro e il lavoro assume significati nuovi che dobbiamo esplorare, non è più solo un mezzo per procurarsi la sopravvivenza. Col lavoro si cerca di contribuire al miglioramento della persona e della società.
Anziché puntare su una fantomatico “Liceo del made in Italy” (che nel frattempo ha visto la solenne bocciatura del Consiglio di Stato), il Ministero dell’Istruzione e del Merito farebbe meglio ad approfondire la conoscenza del settore economico del made in Italy, questo sì andrebbe sostenuto e promosso con riforme più adeguate e un diverso orientamento agli indirizzi di studio.
Non ci sono ricette miracolistiche, ma occorrono pragmatismo e concretezza per andare oltre il momento attuale, avendo anche il coraggio di porsi qualche domanda scomoda per guardare il futuro con maggiore responsabilità e competenza.








