Il rinnovo del contratto nazionale per le cooperative sociali (CCNL, febbraio 2024) ha giustamente imposto ai Comuni un riconoscimento economico che preveda l’aumento di retribuzione salariale a educatori professionali, assistenti domiciliari, operatori dei servizi di inserimento lavorativo.
Peccato che, contemporaneamente (anzi, in realtà appena terminata la campagna elettorale per le elezioni europee!), il Governo abbia tagliato ai Comuni 55 milioni di euro di risorse.
Il 22 luglio scorso, dunque, c’è stata una partecipata manifestazione di protesta davanti a Palazzo Marino, organizzata in modo compatto da cooperative, organizzazioni del terzo settore e rappresentanze sindacali per chiedere il dovuto riconoscimento della professionalità lavorativa e un giusto salario per le lavoratrici e i lavoratori che si occupano dei servizi di cura rivolti alle persone più fragili, in un rapporto di coprogettazione e collaborazione col Comune, tanto da fare di Milano una città “che non lascia indietro nessuno”.
Sono 68mila i lavoratori delle cooperative nell’area metropolitana di Milano e 482 le imprese cooperative milanesi: dati che dicono che senza la cooperazione sociale non ci sarebbe welfare a Milano e soprattutto che l’impegno delle cooperative è fondamentale per lo sviluppo generale della città sul piano economico, educativo e della sicurezza.
La proposta del Comune di Milano è di cominciare da un adeguamento del salario per due servizi importanti: il diurnato disabili e l’assistenza domiciliare, per i quali il Comune da subito dispone un aumento del 4%. Ma serve un complessivo adeguamento delle norme nazionali per poter permettere questo adeguamento, per arrivare a questo risultato l’assessorato milanese sta lavorando con Arci.
Inoltre, grazie a un ordine del giorno proposto dal consigliere Pedroni, che ho sottoscritto, il Comune di Milano si impegna anche ad esplorare complessivamente l’adeguamento dei contratti in essere nel limite delle risorse e della fattibilità amministrativa e soprattutto a richiedere alle istituzioni regionali e nazionali un impegno concreto in termini economici per rendere possibile, unitamente al concorso delle risorse comunali, l’adeguamento di costi al fine di garantire un salario giusto in applicazione del CCNL, a partire dalle future gare d’appalto e acquisto di servizi educativi e di welfare erogati attraverso cooperative sociali e realtà del terzo settore, per assicurare che il perimetro dei servizi garantiti dai Comuni non venga ridotto a fronte degli obblighi di adeguamento dei contratti in relazione all’aumento dei costi del lavoro sociale.








