Nell’ambito del Piano di Diritto allo Studio, il Comune di Milano ha approvato lo stanziamento di 25,2 milioni di euro per l’anno scolastico 2024/2025 (2,4 milioni in più rispetto allo scorso anno) da destinare al trasporto scolastico, alle scuole per attività e progetti, al sostegno agli alunni e alle alunne con disabilità, alle famiglie per l’acquisto di cedole librarie e agli interventi per contrastare la dispersione scolastica.
Quest’anno il Piano prevede alcune novità importanti, quali ad esempio l’introduzione di un contributo per le gite scolastiche di classi con alunni e alunne con disabilità e la messa a sistema di tutti gli interventi di contrasto alla dispersione scolastica in collaborazione con la comunità educante e la città nel suo insieme. Tra questi segnalo in particolare lo stanziamento di oltre 1,3 milioni di euro per finanziare i quattro Polistart, che lavorano per favorire l’inserimento scolastico dei minori neoarrivati in Italia e facilitarli nell’apprendimento dell’italiano e che quest’anno hanno gestito oltre 5.200 richieste di supporto per alunni e alunne per inserimento scolastico, corsi di italiano, mediazione linguistica culturale. Inoltre è stato confermato e ampliato il sostegno al servizio delle scuole della seconda opportunità, che offrono ai ragazzi e alle ragazze con storie di fallimento nel sistema scolastico ed educativo percorsi paralleli o alternativi alla scuola secondaria di primo grado, con l’obiettivo di aiutarli nel conseguimento della licenza media. Alla scuola popolare che vede come capofila di una rete di istituti comprensivi l’IC Arcadia, si aggiungerà dal prossimo anno scolastico il sostegno da parte del Comune alla scuola bottega, con capofila l’IC Locatelli Quasimodo. Agli istituti comprensivi che vorranno proporre soluzioni di accompagnamento a scuola alternativa, saranno assegnati contributi specifici. Infine sarà avviato il percorso per creare l’Osservatorio sulla dispersione scolastica, realizzato con il supporto del mondo accademico e in stretta collaborazione con l’Ufficio scolastico territoriale.
Anche per il prossimo anno scolastico, l’intervento più importante, con uno stanziamento di 18,1 milioni di euro (1,4 milioni in più rispetto allo scorso anno), è dedicato agli interventi per l’integrazione scolastica e il sostegno agli alunni e alle alunne con disabilità che, nel corso dell’anno scolastico ed educativo appena concluso, hanno permesso di assicurare l’assistenza educativa per quasi 4.800 alunni e alunne delle scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo grado, sia statali che paritarie.
È confermato il trasporto scolastico dedicato ai circa 450 studenti disabili delle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado. Per quanto riguarda il trasporto agli alunni e alle alunne della scuola primaria e secondaria di primo grado, sono stati rivisti i criteri di attivazione prediligendo l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico locale o di progetti di accompagnamento quali il pedibus anziché di un sistema di autobus aggiuntivi.
Alle 72 autonomie scolastiche presenti in città saranno poi assegnati, a seconda del numero di iscritti, 730mila euro da utilizzare per le funzioni miste del personale Ausiliario tecnico amministrativo (Ata) e per spese di cancelleria e ufficio.
Confermati i fondi (2,2, milioni di euro) per l’acquisto di libri di testo della scuola primaria e dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli adulti e quelli per i servizi di prescuola e giochi serali, con uno stanziamento di 3,8 milioni di euro.
Sul fronte nazionale, invece, ci preoccupano diverse iniziative intraprese dal Ministro dell’istruzione e del Merito, a partire dal cosiddetto Decreto Scuola che sta per essere convertito in legge e il commissariamento di INDIRE, l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa, che da quasi un secolo è il punto di riferimento per la ricerca educativa in Italia, apprezzato anche all’estero per il suo delicatissimo lavoro di sostegno alla scuola italiana e ai suoi percorsi di formazione. Ebbene, senza fornire alcuna motivazione, senza alcun confronto col mondo della scuola, delle università e della ricerca, il Ministro ha pensato bene di sostituirne i vertici per inserire una figura vicina al governo a cui conferire poteri ordinari e straordinari, senza aspettare la naturale scadenza del mandato che sarebbe giunta tra un anno.
Rispetto alla formazione sul sostegno, il nuovo Decreto Scuola crea una disparità di trattamento e formazione tra i docenti di sostegno, penalizzando chi finora ha seguito il percorso ordinario di TFA (Tirocinio Formativo Attivo) e sminuendo il ruolo formativo delle università, tradizionalmente incaricate della formazione dei docenti.
Trovo pericolosa questa sempre più sfacciata volontà di controllo politico di ogni organismo pubblico (ricordo che c’è già stato il commissariato Inps e Inail). Ora tocca alla scuola, luogo di elaborazione culturale e di pensiero critico, e a un ente che, accompagnando l’evoluzione del sistema scolastico italiano si occupa di formazione e innovazione e sostiene i processi di miglioramento della scuola italiana. Una domanda sorge spontanea: forse perché, avendo ampliate le competenze di INDIRE, ci sono nuove risorse da gestire?
Altro capitolo delicato riguarda il dimensionamento scolastico, ovvero la prospettiva di accorpare istituti e adeguare la rete scolastica al calo anagrafico della popolazione scolastica. Se a tavolino può esserci una ratio, la realtà denuncia un grave pericolo: non stabilendo a priori quali e che tipo di scuole chiudere, rischiano di sparire o di avere “classi pollaio” proprio le scuole che, in quartieri di periferia e frequentate da un’utenza difficile, sono l’unico presidio culturale e educativo dello Stato. E questo vale anche per le aree interne dei paesi di montagna e pianura, che rischiano un ulteriore impoverimento dei servizi.
Il dislocamento delle scuole di prossimità avrà ricadute negative sul sistema scolastico, a partire dall’aumento dell’abbandono scolastico e dall’impoverimento di progetti educativi mirati, facendo mancare un presidio democratico importante e fino ad oggi capillare su tutto il territorio nazionale e allontanando così di fatto le istituzioni dai territori complessi, con un danno enorme e irreversibile per alcuni territori.







