Col suono della sirena dei vigili del fuoco alle ore 16.58 e un minuto di silenzio, si è aperta la cerimonia di commemorazione presso i Giardini Falcone e Borsellino, in via Benedetto Marcello.
Era la domenica del 19 luglio 1992, quando l’attentato terroristico-mafioso di via D’Amelio a Palermo causò la morte del giudice Paolo Borsellino e della sua scorta. Una strage che seguì solo di poche settimane quella di Capaci, che costò la vita a Giovanni Falcone e alla moglie Francesca Morvillo e, anche qui, a diversi membri della scorta.
A Milano la commemorazione ha visto una scarsa partecipazione dei più giovani, diversamente da altri anni. Sarà allora importante riprendere e rilanciare questa attenzione, perché – come ha detto Alessandra Dolci, Procuratore aggiunto, Coordinatore DDA Direzione Distrettuale Antimafia di Milano – «Possiamo fare tanto, l’importante è conoscere e far conoscere, coinvolgere soprattutto le nuove generazioni perché da loro parte la risalita». Infatti, la storia di Paolo Borsellino non appartiene solo alla storia della magistratura, ma anche alla storia civile di questo nostro Paese.
Ricordare ci consegna la responsabilità di agire in mondo integro e coerente di reagire contro i soprusi e le ingiustizie. Come ha ricordato il presidente Mattarella nel giorno del trentaduesimo anniversario dell’attentato: «[Paolo Borsellino, e con lui Giovanni Falcone] hanno insegnato che la mafia si batte anche nella scuola, nella cultura, nella coerenza dei comportamenti, nel rigore delle Istituzioni, nella vita sociale. Questi insegnamenti continuano a segnare il dovere della Repubblica».








