Non potendo essere presenti al presidio organizzato dal Partito Democratico sotto Regione Lombardia, anche i consiglieri comunali del PD insieme agli altri gruppi di maggioranza del Comune di Milano hanno protestato contro l’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Berlusconi per come è stata impostata e imposta, nel merito e nel metodo.
Nel merito, l’intitolazione di un luogo pubblico come l’aeroporto di Malpensa, di grande rilevanza non solo per il territorio nazionale ma punto di riferimento e di approdo internazionale, è un fatto particolare, che deve far ben riflettere sulla figura che si vuole proporre e che si vuole ricordare legandola a quel luogo. Proprio per il suo valore simbolico, quel nome rappresenta qualcosa di più grande di sé e ha un impatto culturale molto forte, che si vuole rendere riconoscibile e memorabile per l’intera collettività. La persona che si vuole legare a quel luogo, deve dunque essere portatrice di valori universalmente riconosciuti, deve essere persona ampiamente apprezzata per il suo impegno sociale, civile o culturale, tanto da poter essere affidata alla memoria collettiva affinché ne preservi il ricordo e ne emuli l’operato e le qualità umane.
È dunque stato sbagliato proporre in modo affrettato e unilaterale il nome di Berlusconi, figura da poco scomparsa e da sempre controversa e assai divisiva, il cui nome tra l’altro è stampato ancor oggi sul simbolo di un partito politico!
Nel metodo, ha ben spiegato il sindaco Sala che «anche il più disattento cittadino capirebbe che l’intitolazione di Malpensa a Berlusconi è un atto puramente politico. E ora abbiamo conferma che questo atto è un’iniziativa del presidente di Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile), un ente tecnico che di politico non dovrebbe avere niente (tra l’altro, se Enac vuole fare politica, che garanzia avranno i gestori degli aeroporti italiani, verranno forse penalizzati quelli che fanno riferimento ad amministrazioni di centrosinistra?)».
Pensando a un personaggio milanese, che ha lasciato un segno tangibile nella comunità cittadina ma anche nazionale, il nome riportato sul mio cartello è quello di Armida Barelli, donna generosa e vivace, capace di intuizioni all’avanguardia ancora oggi, impegnata per la crescita culturale dei giovani e delle giovani donne in particolare, instancabile viaggiatrice lungo tutto il Paese, da nord a sud pur coi mezzi del tempo, per valorizzare le professionalità e la partecipazione a una vita moderna, in prima linea anche nella lotta per il diritto di voto alle donne e per la loro emancipazione. Credo che non sarebbe difficile riconoscerne e apprezzarne comunemente il valore.
Ma ho sottoscritto anche la proposta di dedicare l’Aeroporto di Malpensa a Rosina Ferrario, prima donna italiana ad ottenere il brevetto di volo nel 1903 con un monoplano Caproni da 50 cavalli, sorvolando le brughiere del Ticino, compiendo due impressionanti figure di otto intorno a una serie di piloni distanti cinquecento metri l’uno dall’altro, prima di ripartire per la prova di distanza: i commissari, tutti uomini, si schierano lungo la pista per decidere se quella sarà o meno la prima donna italiana a conseguire il brevetto di pilota. Ebbene sì: volando a 200 piedi da terra e percorrendo 7 chilometri in meno di 15 minuti e un atterraggio perfetto, lo ottenne! Si merita bene il nome di un aeroporto!






