Partiamo dalla nostra Costituzione perché noi siamo fatti così: riconosciamo il carattere, per così dire, “dogmatico” della Costituzione, ovvero il contenuto di dichiarazione solenne di fedeltà ai valori in essa contenuti e di osservanza alle leggi secondo lo spirito degli autori e senza preconcetti ideologici.
Art. 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Art. 33: «La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato».
Art. 34: «La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi».
Nel Programma elettorale 2022, in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento (che poi portò alla vittoria di Giorgia Meloni), il Partito democratico aveva steso un Piano per una scuola inclusiva, che prevedeva in linea di massima:
– estensione dell’obbligo formativo da 10 a 13 anni di frequenza e relativa armonizzazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale;
– accesso universale e gratuito alle mense scolastiche;
– gratuità e a costo differenziato secondo ISEE del trasporto scolastico e dei libri di testo;
– incremento del numero e dell’importo delle borse di studio;
– estensione del tempo pieno e prolungato, con particolare attenzione al Sud e diminuzione di alunni ed alunne nelle classi numerose;
– investimento nella didattica laboratoriale;
– orientamento delle ragazze verso le materie STEM;
– definizione di criteri nazionali per il profilo professionale del personale destinato all’assistenza per l’autonomia e per la comunicazione personale;
– maggiore efficacia del Piano Educativo Individualizzato (PEI), definito sul progetto di vita quotidiana indipendente della persona;
– potenziamento degli strumenti di inclusione linguistica;
– istituzione di un Fondo nazionale, integrativo di quello regionale, per viaggi-studio, gite scolastiche, tempo libero nel doposcuola e acquisto di attrezzature sportive e strumenti musicali;
– istituzione di una rete scolastica presidio di comunità nelle periferie e nelle aree interne;
– realizzazione di ambienti di apprendimento sostenibili, accessibili, innovativi, sicuri e dotati di sistemi di aerazione;
– revisione della composizione del Consiglio di istituto per garantire maggiore rappresentanza e partecipazione di studenti e studentesse.
Nel dibattito sono intervenuti:
L’europarlamentare BRANDO BENIFEI, che si è sempre battuto per costruire un’Europa più giusta, più unita, libera e solidale, ha sottolineato l’atteggiamento unitario e inclusivo da parte del Pd, capace di lottare per i diritti sociali e la tutela dei diritti umani.
SAIMON GAIOTTO (Vicesindaco di Pioltello) è intervenuto sulla vicenda scolastica che ha coinvolto l’istituto comprensivo Iqbal Masih per la chiusura di un giorno in occasione della festa del ramadan, chiusura confermata anche per il prossimo anno scolastico: un esempio di come, talvolta, la comunità scolastica e cittadina siano più pronte e più avanti della politica.
ROBERTA VALLACCHI (Consigliera regionale della Lombardia) ha raccontato delle battaglie condotte in sede di Consiglio regionale dal PD a sostegno del diritto (per borse di studio, sostegno disabili, carriere alias). In vista di quella che dovrebbe essere l’autonomia differenziata, ci sono molti elementi su cui pressare Regione Lombardia per garantire una scuola inclusiva.
SILVIA NEGRI (Presidente dell’Associazione Professioni Pedagogiche) ha espresso il punto di vista pedagogico, per agire in anticipo sulla dispersione scolastica, con attività di contrasto alla dispersione in una prospettiva di inclusione.
Culmine del dibattito è stato il confronto a partire dal volume “Il paradosso dell’inclusione” di VALERIA COTZA (docente presso l’Università di Milano-Bicocca), che ha condotto nella scuola di Monza una ricerca sul fenomeno complesso e multifattoriale della dispersione scolastica, molto diffuso anche durante la scuola dell’obbligo, con esiti spesso drammatici sul piano educativo ed esistenziale. Sul tema si sono confrontati ROBERTO RAMPI (già Senatore) e GIUSEPPE BONELLI (Dirigente USR Lombardia).
Interessanti gli interventi di ALESSANDRA BULZOMÌ (Coordinatrice Scuola Popolare “Il Carro” di Monza) e di padre EUGENIO BRAMBILLA (Presidente Fondazione “Sicomoro”, che lavora nella “scuola della seconda possibilità”, ribattezzata come scuola della “nuova” possibilità) che, col loro racconto esperienziale, hanno permesso di passare dalle parole ai fatti e di evidenziare la necessità di interventi che adottino uno sguardo strutturale e sistemico, capace di andare oltre progettualità frammentarie e non sostenibili.
Allora sì, l’inclusione è un paradosso, perché ambisce ad affrontare la fragilità dell’istituzione scolastica con percorsi alternativi che agiscano in modo positivo sul “funzionamento” dello studente, includendo in una nuova utopia sociale coloro che hanno vissuto frustrazione, demotivazione, emarginazione o esclusione nei percorsi canonici d’istruzione.
Interessanti anche gli interventi dei Giovani Democratici GIUSEPPE PEPE, che ha sottolineato l’importanza di “prendere parola” da parte degli studenti all’interno degli organismi rappresentativi e collegiali, e POMPEO BURLONE, che ha rilanciato l’importanza di percorsi di sostegno alla fragilità psicologica all’interno dei luoghi di formazione.
In conclusione, SIMONA MALPEZZI (Senatrice) ha evidenziato l’impostazione verticistica del Ministero dell’Istruzione e del Merito e il linguaggio “contro”, pieno di parole “buie”, che non sanno guardare alle diversità come ricchezze, bensì sempre e solo come problemi: non c’è merito senza inclusione, cioè senza la capacità di offrire a tutti le stesse opportunità.








