Anche quest’anno, l’esperienza degli oratori estivi – o Grest (Gruppi estivi) e Cre (Centri ricreativi estivi) – ha lasciato il segno in molte comunità, ben oltre la professione di una fede condivisa. L’esperienza di aggregazione e di accoglienza attivata dagli oratori negli anni non perde consenso, nonostante le parrocchie facciano sempre più fatica ad essere identificate come punti di riferimento significativo da parte della comunità nei vari quartieri.
Da parte sua, invece, l’oratorio è sempre più un centro di aggregazione giovanile aperto al territorio e affacciato sulla città, in particolare in quartieri svantaggiati sul piano socio-economico e in contesti molto plurali, dove si incontrano ragazzi con background migratorio, giovani di seconda generazione pienamente inseriti nel contesto cittadino, che portano con sé diverse appartenenze, a volte anche diverse fedi. A dispetto della più ferrea ortodossia, l’oratorio riesce ad essere laboratorio di inclusione sociale e di cittadinanza, luogo di condivisone di percorsi, che vede il protagonismo anche di giovani di altre fedi.
Dunque va sostenuto e incoraggiato questo lavoro di integrazione, prezioso, unico e capillare a livello cittadino.
Non solo durante il tempo estivo emerge questo impegno: insieme alle parrocchie, gli oratori sono in prima linea anche nel dare risposta al bisogno alimentare (si pensi al loro ruolo durante la pandemia) e sul piano educativo, specificatamente coi numerosi doposcuola presenti in tutti i quartieri di tutti i Municipi della città.
In questi anni, QuBì – la ricetta contro la povertà infantile promossa da Fondazione Cariplo – ha coordinato un lavoro tra le reti di quartiere, sperimentando un modello di welfare innovativo, all’interno del quale hanno sempre giocato un ruolo fondamentale l’oratorio e la parrocchia, sia per la loro storia che per le attività proposte, risultando determinanti per il contrasto alla povertà minorile.
Oggi, non vorremmo che questo ruolo venga sottovalutato, banalizzato o peggio ancora non debitamente riconosciuto dal nuovo Avviso pubblicato dal Comune di Milano, che punta alla co-programmazione e alla co-progettazione per la messa a sistema di un modello di welfare territoriale a rete integrata pubblico e privato, incentrato sulla valorizzazione degli enti iscritti al RUNTS (Registro Unico del Terzo Settore).
Mentre assistiamo sgomenti all’aumento della violenza tra i giovani, anche drammaticamente gratuita, e al calo dell’età in cui si commette il primo reato (cfr. su “Avvenire” i risultati della ricerca “Delinquenza giovanile, aumenta la violenza ma non il numero dei reati”), si impone con urgenza il tema dell’emergenza educativa. E gli oratori possono essere, e di fatto già sono, validi alleati in questo impegno fondamentale per la tenuta del tessuto sociale, perciò dobbiamo riconoscerli come partner e soggetti di azioni sociali. A livello politico, questo è un impegno che sto portando avanti, per imporre all’attenzione dell’Amministrazione azioni che portino a valorizzare il ruolo degli oratori e delle parrocchie almeno a livello consultivo e operativo, all’interno del percorso del welfare di prossimità previsto dai progetti QuBì e Case di Quartiere.







