Lo sapete che Milano è il secondo comune agricolo di Italia? Ebbene sì: con 117 aziende attive, Milano è la seconda città italiana per produzione agricola, che si sviluppa in buona parte entro il Parco Agricolo Sud, il parco agricolo più grande d’Europa.
Una delle prove di questo dato sta nelle 64 cascine del Comune, spesso immobili di interesse paesaggistico e tutte testimonianze materiali e immateriali della ruralità milanese. Ancora oggi, a Milano, la sede aziendale dell’impresa agricola è spesso localizzata in queste costruzioni antiche in cui, pur nel rispetto dei caratteri originari, vediamo progressivamente svilupparsi nuovi progetti e servizi rivolti al pubblico.
È quanto abbiamo constatato nel visitare Cascina Bellaria, sito di proprietà del Comune di Milano immerso nel Parco di Trenno, dato in concessione ad Atlha, che a sua volta fa parte del Consorzio SIR (Solidarietà in rete), nato per promuovere la cooperazione sociale e negli anni diventato un punto di riferimento nel sistema di welfare locale. Cascina Bellaria è una cooperativa di tipo B, costituita venticinque anni fa al fine di operare per l’inserimento lavorativo di persone fragili e con disabilità.
Dal 2005 Cascina Bellaria, completamente ristrutturata, ospita attività per il tempo libero per bambini, ragazzi e adulti disabili: nasce “uno spazio dove muoversi liberamente, senza barriere architettoniche e di pensiero”. Partendo dalla regola che tutti i bambini hanno il diritto di giocare, è stata realizzata un’area ludica accessibile integrata. Dal 2015 Cascina Bellaria ha ottenuto dal Comune la concessione d’uso con scadenza nel 2039, con oneri a carico dell’operatore, che negli anni ha investito circa 1 milione di euro, grazie a contributi di Città Metropolitana e di diverse fondazioni.
Negli anni successivi, poi, è stata avviata la Trattoria Solidale Cascina Bellaria, che comprende un ristorante e un ostello (gestiti dalla Cooperativa Arca di Noè), che ampliano il progetto di ristorazione coniugandolo con i valori di responsabilità sociale, attraverso percorsi di alternanza scuola-lavoro e di inserimento lavorativo di ragazze e ragazzi con disabilità intellettive o fisiche, intercettate attraverso il CELAV (Centro Mediazione al Lavoro) e Afol (Agenzia metropolitana per la formazione professionale, l’orientamento e il lavoro). Attualmente i dipendenti sono 110, dei quali 45 sono persone fragili e con disabilità: un progetto che dimostra di essere impresa sociale di comunità, ovvero una realtà che sa mettere in asse competenza e preparazione manageriale coi valori del welfare e dell’economia civile, generando valore sociale e promuovendo lo sviluppo solidale.
Accanto al ristorante, sorge la Ciclofficina che offre supporto tecnico, riparazioni, accessori, noleggio bici per chi vuole girare su due ruote all’interno dei vicini parchi verdi. Inoltre, nei prossimi mesi aprirà anche la Bottega Indigeno, che offrirà vino artigianale, prodotti realizzati dal laboratorio interno (conserve, biscotti, pasta fresca, marmellate…) e altri prodotti selezionati da artigiani e cooperative. Il tutto sempre fondato sulla collaborazione alla pari tra persone con e senza disabilità, perché l’integrazione è un sogno che si coltiva ogni giorno.









